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di Luca Di Renzo

PESCARA. Il Festival di Sanremo 2026 si è confermato palcoscenico non solo per la musica, ma anche per il dibattito politico e sociale. Ospite dell’On trend podcast Speciale Sanremo per escort advisor, l’ex senatore Antonio Razzi ha riacceso i riflettori sulla riapertura delle case chiuse. Riprendendo una sua proposta di legge del 2006, Razzi ha sostenuto con forza la necessità di regolamentare il settore: «Oggi più che mai si devono riaprire le case chiuse perché così la donna è protetta, mentre sulla strada vengono sfruttate».
Nel corso di un'intervista rilasciata a Abruzzo Daily, l'ex senatore è tornato a far discutere proponendo la riapertura delle case chiuse. Secondo Razzi, tale provvedimento rappresenterebbe l'unica vera soluzione per garantire la sicurezza e la legalità nel settore.
Senatore Razzi, lei torna a far discutere proponendo la riapertura delle case chiuse. Perché insistere su questo tema?
«Perché è l'unica vera soluzione per la sicurezza e la legalità. Dobbiamo strappare le donne dalle mani della criminalità organizzata e dei magnacci, che utilizzano violenza e sequestrano i documenti per schiavizzare le lavoratrici».
Quali sono i pilastri del suo piano?
«Il modello è la Svizzera, in particolare Lucerna, dove le case funzionano sotto stretto controllo statale, garantendo igiene e sicurezza. La proposta prevede l'uso di fabbricati dedicati situati fuori città, per evitare degrado nei quartieri residenziali. Inoltre, è fondamentale l'aspetto sanitario: visite mediche periodiche e obbligatorie per contenere le malattie trasmissibili e proteggere la salute pubblica in Italia».
Si parla anche di un risvolto economico significativo.
«Assolutamente. La tassazione del settore potrebbe generare un introito di circa 4 miliardi di euro per le casse dello Stato. Queste risorse andrebbero impiegate per sostenere i cittadini, ad esempio finanziando l'esenzione dall'Imu sulle seconde case».
Ritiene che la politica sia pronta a sostenere questa riforma?
«Purtroppo, la politica italiana tende a dimenticare l'argomento una volta arrivata al potere, nonostante le promesse passate di leader come Matteo Salvini. È ora di agire concretamente».
Oltre agli introiti fiscali, quali altri vantaggi concreti porterebbe una regolamentazione in termini di ordine pubblico?
«La regolamentazione eliminerebbe lo sfruttamento della prostituzione nelle strade, riducendo drasticamente il degrado urbano e l'attività delle mafie. Le forze dell'ordine potrebbero concentrarsi su crimini ben più gravi, liberando risorse preziose. Inoltre, si garantirebbe ai clienti un ambiente sicuro e controllato».
Come intende tutelare le lavoratrici che sceglieranno di operare in questo nuovo contesto?
«Le donne saranno tutelate dai contratti di lavoro, con contributi previdenziali e assistenziali adeguati. Avranno diritto a ferie, malattia e a una pensione dignitosa, uscendo dall'ombra e dalla schiavitù a cui sono costrette oggi. La dignità umana viene prima di tutto».
Cosa risponde a chi teme che la riapertura possa favorire un aumento dei consumi legati al sesso?
«La prostituzione esiste già, è un dato di fatto. Il problema è che oggi avviene in modo incontrollato e spesso violento. Regolamentarla non significa incentivare il fenomeno, ma gestirlo per garantire salute, sicurezza e diritti umani».