Lavoro
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di Redazione Teramo

TORRICELLA SICURA. Dopo oltre otto ore passate su un’impalcatura alta più di dieci metri, si è conclusa la protesta dei tre operai egiziani che per tutta la giornata hanno tenuto con il fiato sospeso Torricella Sicura.
La ditta madre, Casa Attiva, aggiudicataria dell’appalto, ha pagato gli stipendi, circa 8mila euro, scegliendo una cifra scontata: «Gli abbiamo fatto lo sconto». L’operaio non ha voluto dire la cifra esatta ma, stando a quanto appreso nella mattinata, il totale dovuto dovrebbe essere di 11mila euro. Casa Attiva lo ha fatto pur non essendo tenuta a farlo: a pagare avrebbe dovuto essere la ditta subappaltatrice che aveva assunto i lavoratori. Ottenuto il pagamento, i tre sono scesi e sono stati ascoltati dai Carabinieri e dai consulenti.
Presenti anche il titolare della ditta e il sindaco. La posizione dei tre è ora al vaglio dell’autorità giudiziaria. Una giornata di forte tensione, cominciata nella mattinata di martedì 27 ottobre a Piano Grande, dove i tre operai, impegnati in un cantiere edile per la ricostruzione, erano saliti sulla struttura minacciando di gettarsi nel vuoto per protestare contro il mancato pagamento degli stipendi. Sotto, Polizia, Carabinieri, Vigili del Fuoco e personale del 118 hanno seguito ogni movimento per ore. Sul posto è intervenuto anche un negoziatore dei Carabinieri, la figura specializzata nel dialogare con chi minaccia gesti estremi per convincerlo a desistere. Presente anche il sindaco, Daniele Palumbi, che ha cercato una soluzione mediando con le forze dell’ordine e con le imprese coinvolte. A scatenare la protesta era stata la catena dei subappalti che caratterizza il cantiere, un intervento privato. I tre operai sono regolari: hanno tutti i permessi in ordine per stare sul territorio nazionale e sono residenti in provincia di Milano.
Il pagamento era loro dovuto dal 10 ottobre, ma, avendo terminato i lavori e dovendo ripartire, per il timore di non incassare quanto spettava hanno messo in atto la protesta, minacciando di buttarsi. I lavoratori chiedevano le somme che ritenevano spettanti, circa 11mila euro in tutto stando a quanto riferito dagli stessi operai. La situazione si era trascinata dalla sera precedente. Secondo quanto ricostruito, la protesta aveva coinvolto in origine un gruppo più numeroso di lavoratori: alcuni erano ripartiti in mattinata alla volta di Milano, mentre i tre erano rimasti sul posto, salendo nella parte alta del cantiere. A terra, un uomo descritto come una sorta di mediatore ha provato a favorire il dialogo con le diverse imprese per arrivare a un accordo. «Ci sono vari subappalti e non si capisce chi realmente debba adempiere ai propri obblighi», aveva spiegato il sindaco, descrivendo la difficoltà di ricostruire le responsabilità dei vari soggetti. E aveva aggiunto: «Se avessi i soldi, farei loro un assegno io. Purtroppo non li ho, quindi sto cercando di mediare insieme ai Carabinieri e a tutti gli altri per cercare di risolvere questa situazione». Per tutta la durata della protesta la priorità è rimasta la sicurezza dei tre lavoratori e il tentativo di convincerli a scendere. Sullo sfondo resta il nodo della filiera dei subappalti e delle responsabilità tra imprese e subappaltatori.