Lavoro
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di Redazione Teramo

Il confine tra dissenso politico e apologia del terrorismo, la libertà di espressione e le contraddizioni del cosiddetto campo largo: su questi temi si accende lo scontro che vede protagonisti Luigi Marattin e Maurizio Acerbo, pescarese e segretario nazionale di Rifondazione Comunista, dopo le dichiarazioni attribuite a quest’ultimo sulla possibilità di vietare l’esaltazione di Hamas.
A rilanciare il caso è stato Luigi Marattin, economista e politico, ex deputato del Pd ed ex esponente di Italia Viva, oggi alla guida dell’area liberaldemocratica, che sui social ha pubblicato un messaggio dai toni inequivocabili, chiamando in causa il partito di Acerbo e il suo ruolo nel centrosinistra. «Il segretario di Rifondazione Comunista - partito appena entrato nella coalizione di centrosinistra tramite un senatore “prestato” dal Pd - si chiede perché dovrebbe essere vietato inneggiare ad Hamas», scrive Marattin.
Il post si chiude con una frase che riassume la sua posizione: «Fare tutto il necessario. Tutto. Pur di evitare che questi vadano al governo». Parole che riportano al centro del dibattito le differenze tra le componenti dell’opposizione e la compatibilità di posizioni diverse all’interno di una stessa coalizione. Il tema è delicato perché riguarda Hamas, organizzazione terroristica responsabile degli attacchi del 7 ottobre 2023 in Israele, e il confine tra la legittima solidarietà alla popolazione palestinese e la giustificazione della violenza contro i civili. La polemica si sviluppa mentre l’attenzione nazionale è concentrata anche sul caso di Youssef Siher, trentenne italiano di origini marocchine fermato su disposizione della Procura di Milano e indicato dagli investigatori come il principale promotore del cosiddetto Movimento 17 ottobre. Ricercatore e giornalista freelance, è indagato per istigazione a delinquere, violenza organizzata nelle manifestazioni pubbliche e associazione con finalità di terrorismo. Secondo l’ipotesi accusatoria, i contenuti diffusi su Instagram e Telegram avrebbero avuto l’obiettivo di promuovere nuove iniziative di piazza con possibili sviluppi violenti. Tra gli elementi contestati dalla Procura ci sarebbero inoltre dei finanziamenti riconducibili ad Hamas; Siher, inoltre, sarebbe stato presente a diverse manifestazioni propalestinesi e pro Hamas. Si tratta di accuse al vaglio della magistratura, che dovranno essere accertate nel corso del procedimento: l’indagato è da considerarsi innocente fino a sentenza definitiva. Va tenuto distinto, però, il piano della vicenda: il caso giudiziario di Siher è un contesto di attualità, ma non dimostra di per sé alcuna responsabilità di Acerbo né un collegamento tra il segretario di Rifondazione e le condotte contestate al trentenne.
Il confronto politico riguarda il principio generale: fino a dove debba essere tutelata la libertà di espressione e quando un messaggio oltrepassi i limiti fissati dalla legge. Criticare il governo israeliano, denunciare le sofferenze della popolazione palestinese e sostenere il diritto dei palestinesi a vivere in pace sono posizioni legittime; altra cosa è esaltare un’organizzazione terroristica o giustificare attacchi contro civili. Per Marattin la vicenda è anche un problema politico per il centrosinistra, perché la presenza nello stesso perimetro di forze con orientamenti diversi sulla politica internazionale impone una riflessione su principi comuni e una linea condivisa su sicurezza, terrorismo e diritti umani.