Teramo
Trovato morto nel suo negozio, le cause: arresto cardiaco, ora gli esami tossicologici
di Giancarlo Falconi

TERAMO. Un sistema che dovrebbe proteggere i più fragili rischia di trasformarsi in un labirinto senza uscita. È quanto emerge dalla nostra inchiesta sui ritardi nelle consulenze di Neuropsichiatria infantile a Teramo, dove le attese si allungano ben oltre ogni limite ragionevole e le famiglie restano sospese, senza risposte. La domanda, semplice ma drammatica, resta ancora inevasa: com’è possibile che un bambino che a settembre entrerà nella scuola media non riesca a ottenere una consulenza prima di febbraio 2028? È davvero accettabile, dal punto di vista sanitario e umano, un’attesa di quasi tre anni? E soprattutto: chi deve intervenire?
Dalla pubblicazione della prima puntata, la nostra redazione è stata sommersa da telefonate e testimonianze. Nessuna replica ufficiale dai vertici della Asl, ma molte voci di genitori esasperati. Tra queste, la lettera di una madre.
La lettera
“Buongiorno Giancarlo, in merito all’articolo pubblicato sulle liste d’attesa della ASL, nello specifico sulla Neuropsichiatria infantile, desideravo scrivervi da tempo in quanto madre di un piccolo paziente seguito al centro di Teramo. Di routine, ogni due anni, mio figlio viene sottoposto a test psico-attitudinali, fondamentali soprattutto per la scuola, per individuare il corretto percorso di studi. I test sono stati effettuati nell’ottobre 2025, ma ad oggi siamo ancora in attesa dei referti, nonostante numerosi solleciti. Grazie per l’attenzione. Una mamma”. Non si tratta di un caso isolato. Un’altra segnalazione racconta: “Visita effettuata a gennaio 2025, test svolti a febbraio 2025. Da allora, nessuna risposta”.
Ritardi, silenzi, famiglie lasciate sole. Cosa sta realmente accadendo all’interno del servizio di Neuropsichiatria infantile? Dove si inceppa la macchina sanitaria? E chi si assume la responsabilità di queste attese che incidono sul futuro dei bambini?
Domande che restano aperte e che continueremo a porre. Perché dietro ogni pratica bloccata non ci sono numeri, ma storie, diritti e il tempo prezioso dell’infanzia che scorre senza poter aspettare. Ora la parola passa alle istituzioni. Il direttore sanitario Maurizio Brucchi intende rispondere? I cittadini, e soprattutto le famiglie, attendono.