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L'editoriale

Va bene il Ramadan, ma la Quaresima?

Da qualche giorno non si parla d’altro: servizi, studi e discussioni. Eppure, nel solito periodo ci sarebbe la Quaresima che fa parte della nostra religione (e tradizione)

(foto di repertorio)
(foto di repertorio)
di Alfredo Giovannozzi
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PESCARA. L’argomento del momento, aldilà delle vicende di cronaca, sembrerebbe senza dubbio l’inizio del Ramadan. Giornali, televisioni, mezzi di informazione vari fanno la corsa a chi ne può parlare di più. Servizi, paginate, opinioni, studi e discussioni. Insomma da una decina di giorni non si parla d’altro. Roba che nemmeno a La Mecca. E la Quaresima? Come se non esistesse. Eppure è iniziata nello stesso periodo in cui l’islam segue il precetto del Corano ma evidentemente il digiuno e le prescrizioni coraniche hanno più “appeal” di quelli cattolici.

Eppure la Quaresima fa parte della nostra religione, della nostra tradizione; fondamentalmente è quasi la stessa cosa ma la modalità è diversa. Nel ramadan c’è il divieto di mangiare dall’alba al tramonto, la chiesa cattolica chiede l’astinenza dalle carni nei venerdì quaresimali e il digiuno (un pasto al giorno) nel Mercoledì delle Ceneri e nei tre giorni del triduo pasquale. Sarebbe lecito chiedersi del perché nei confronti della tradizione islamica ci sia tanta attenzione mentre di quella cattolica non interessa a nessuno. Come se la “nostra” Quaresima sia una questione religiosa e in uno stato laico non dovrebbe essere pubblicizzata mentre per l’altra si può chiudere un occhio.

Un po’ come i simboli religiosi. Il velo delle ragazze islamiche (simbolo religioso) nelle scuole italiane è tollerato e ammesso, per il Crocifisso, il Natale, il presepe, la Pasqua e quant’altro guai a parlarne, la scuola è laica. Va benissimo ma che sia laica per tutti allora. Chiaro che il conflitto di culture che si è accentuato negli ultimi tempi, andrebbe affrontato con serietà. Molto più di quella che fino a oggi è stata usata. Nessuno deve vietare ai musulmani di seguire il Ramadan e di continuare a portare avanti la loro fede e la loro tradizione religiosa. La stessa cosa, però, dovrebbe valere anche per la religione cattolica che, è giusto ricordarlo, ha un concordato con lo stato italiano firmato per la prima volta nel 1929 e rinforzato nel 1984.

L’U.CO.I.I., l’Unione delle Comunità Islamiche d’Italia, non ha mai voluto firmare alcun accordo con lo stato italiano però pretende il rispetto delle tradizioni e l’edificazione di luoghi di culto. Sarebbe giusto darli, sia ben chiaro, come li hanno le più grandi religioni monoteiste, ma mentre cattolici ed ebrei hanno siglato accordi, l’Islam non ne vuole sapere di sottostare alle regole dello stato italiano. Evidentemente c’è qualcosa che non funziona. Forse di questo si dovrebbe parlare prima di pubblicizzare inizio e fine del Ramadan per la quale qualcuno vorrebbe festività e chiusura delle scuole.

La domanda è: perché? Per quale principio? Con quale legge? Sarebbe giusto che alla Quaresima venisse data la stessa importanza che viene data al Ramadan, magari ricordando non solo le regole islamiche ma anche quelle cattoliche, spiegare perché si chiede di non mangiare la carne di venerdì, il valore del Venerdì Santo e del digiuno. Certo sembrano cose dell’altro secolo ma in Abruzzo lo “Sdjiuno” della domenica di Pasqua sembra che funzioni ancora alla grande, facendo la fortuna di bar e ristoranti la mattina della Risurrezione. In quanti sanno che rappresenta il ritorno a mangiare nella mattina di Pasqua dopo i due giorni di digiuno? Forse in pochi ma nessuno se ne cura di saperlo, l’importante è sapere, però, come si segue il Ramadan. A proposito: domani, 27 febbraio, la chiesa celebra San Gabriele dell’Addolorata, Santo patrono d’Abruzzo e dei giovani. Qualcuno se ne ricorda per caso?