Il dibattito
Sanità teramana, Mariani attacca la Regione: «Tagli sottoscritti da quel centrodestra che oggi finge di stupirsi»
di Redazione Teramo

TERAMO. Da oltre dieci anni quei palazzi dovrebbero essere chiusi. Inagibili, interdetti, segnati da ordinanze che vietano l’accesso. Eppure oggi le cosiddette case del terremoto di Colleatterrato appaiono tutt’altro che sbarrate: porte aperte, ingressi liberi, presenze stabili e temporanee che si muovono senza alcun controllo.
Situazione fuori controllo
Il presidente dell’Ater, Alfredo Grotta, non ignora la situazione. Secondo quanto risulta, è a conoscenza dei fatti e avrebbe provveduto alle segnalazioni e alle denunce alle autorità e alle forze di polizia. Tuttavia, sul piano operativo, nulla sembra essere cambiato. Gli accessi non risultano chiusi, le ordinanze non sono ripristinate in modo visibile e l’area continua a essere attraversata, occupata e abitata.
In questo vuoto di controllo, gli stabili diventano terreno fertile per ogni tipo di utilizzo: c’è chi li occupa per necessità, chi per risparmiare sull’affitto, chi – secondo diverse testimonianze – potrebbe averli trasformati in basi per attività illegali, comprese quelle legate allo spaccio di sostanze stupefacenti. Alcuni residenti, di fatto, non avrebbero mai lasciato i propri appartamenti, nonostante i divieti e l’inagibilità certificata.
La terza puntata del nostro viaggio
La terza puntata di questo racconto non chiude la vicenda, ma al contrario apre nuovi interrogativi. Quello che emerge è un sistema di responsabilità sospese, tra atti formali e assenza di interventi concreti. Un fronte che porterà a una quarta puntata e, successivamente, a un’inchiesta giornalistica più ampia sull’Ater.