Sanità
Teramo, liste d’attesa senza fine: ecocolordoppler alle carotidi nel 2030
di Giancarlo Falconi

TERAMO. Vi ricordate il clamoroso caso di ludopatia raccontato a Teramo? Una donna era arrivata in tabaccheria con delle vecchie lenzuola del corredo, cercando di barattarle per avere in cambio qualche Gratta e Vinci.
Una storia che sembrava aver raggiunto il limite dell’assurdo e della disperazione. Non era così.
Nella prima domenica di ottobre è arrivata in redazione una lettera che non ci ha sorpreso, perché conosciamo la dimensione del problema, ma che ci ha profondamente amareggiato.
A scrivere è un ragazzo di appena 14 anni.
Racconta che suo padre avrebbe venduto la sua bicicletta elettrica per avere denaro da spendere alle macchinette e nei Gratta e Vinci. Quella bicicletta non era un oggetto qualsiasi: era il regalo ricevuto per la Comunione ed era il mezzo con cui il ragazzo andava a scuola.
Nella sua lettera c’è una frase che pesa più di qualsiasi statistica: dice di sentirsi in colpa perché odia suo padre. Odia soprattutto la disperazione che questa dipendenza avrebbe portato dentro casa.
Qui il gioco smette definitivamente di essere gioco.
Diventa il racconto di una famiglia ferita, di un figlio che vede scomparire un proprio regalo per alimentare una dipendenza, di rapporti familiari consumati una giocata dopo l’altra.
Anni fa avevamo raccolto anche la testimonianza di un tabaccaio teramano. Raccontava di persone capaci di spendere tutto quello che avevano nel portamonete, ripetendo sempre la stessa frase: «Un altro e poi basta».
Poi arrivava un altro biglietto. Poi un altro ancora.
Lo stesso commerciante ricordava la donna che si era presentata con delle lenzuola antiche chiedendo di poterle barattare con qualche “grattino”. La proposta venne rifiutata. Poco dopo la donna tornò con dei soldi e, nel ricordo del tabaccaio, con una profonda tristezza negli occhi.
Due storie diverse, unite dalla stessa domanda: fino a dove può arrivare la dipendenza dal gioco?
La contraddizione resta enorme. Da una parte si combatte la ludopatia come una dipendenza capace di devastare economicamente e psicologicamente una persona. Dall’altra il gioco resta ovunque, disponibile, pubblicizzato soprattutto quando qualcuno vince, mentre molto più raramente viene raccontato l’esercito silenzioso di chi perde.
Perde denaro. Perde serenità. Qualche volta perde anche la fiducia dei propri figli.
In Abruzzo il fenomeno presenta livelli di consumo e di spesa importanti. Negli appunti raccolti si parla di circa 40 mila persone a rischio dipendenza su una popolazione di quasi 1,3 milioni di abitanti. Preoccupa anche l’abbassamento dell’età di chi si avvicina alle scommesse e ai giochi d’azzardo, con la presenza anche di minorenni.
La prima cosa da fare resta ammettere il problema.
Chi sente di non riuscire più a controllare il gioco può rivolgersi ai SerD presenti nelle ASL territoriali, dove sono previsti percorsi di accoglienza, valutazione e sostegno. Esiste anche il Telefono Verde Nazionale per le problematiche legate al gioco d’azzardo, al numero 800 55 88 22, oltre ai gruppi di auto-mutuo-aiuto come i Giocatori Anonimi.
Chiedere aiuto non restituisce automaticamente il denaro perso.
Può però evitare di perdere anche ciò che vale molto di più.
Nel caso raccontato da quel ragazzo di 14 anni non si parla soltanto di una bicicletta elettrica venduta. Si parla del regalo della Comunione, del mezzo con cui andava a scuola e, soprattutto, della fiducia di un figlio verso suo padre.
Quella, quando si rompe, è molto più difficile da ricomprare.