Sanità
Teramo, liste d’attesa senza fine: ecocolordoppler alle carotidi nel 2030
di Giancarlo Falconi

Torna domenica "il derby dei derby". Teramo-Giulianova, non si discute, è la sfida regina in Abruzzo e basterebbero i numeri a dirlo. Dal 1929 a oggi sono state giocate 158 sfide biancogiallorosse, 108 in campionato, con questo bilancio: 52 vittorie del Teramo (35 in campionato), 43 del Giulianova (29 in campionato) e 63 pareggi (44 in campionato). Il Teramo ha segnato 175 reti, il Giulianova 146. L'ultima vittoria in campionato del Teramo in casa risale al 2004 in C1, un 2-1 firmato da De Florio e Taua. E l'ultima del Giulianova sul campo dei cugini addirittura alla stagione 1991-92 in C2, firmata dal laterale giallorosso Bugiardini con un beffardo pallonetto dalla distanza. Uno 0-1 che è rimasto impresso nella memoria delle due tifoserie perché non fu, quella, una stagione qualunque: entrambe le storiche rivali _ reduci da lunghissime strisce di tornei professionistici consecutivi, cominciate nel '71 per i giallorossi e nel '74 per il Diavolo _ subirono l'onta della retrocessione nei dilettanti. Seppero però rialzarsi subito, e insieme: già nel '94 erano tornate a braccetto in C2. I veri guai, per il calcio teramano e giuliese, sarebbero venuti dopo, e avrebbero portato _ a causa dei fallimenti delle due società _ a 15 anni di assenza del derby tra il 2008 e il 2023.
Teramo-Giulianova non è solo numeri, ovviamente. E' un grande libro dei ricordi che va sfogliato e lo facciamo con Dino Venturoni, storico giornalista teramano appena uscito per prepensionamento dal quotidiano il Centro: testata per la quale ha seguito decine di derby da cronista, dopo averne visti tanti altri da spettatore.
Venturoni, perché Teramo-Giulianova è speciale?
«Perché è una sfida che per molto tempo, fino ai primi anni Duemila, si è rinnovata decennio dopo decennio, anno dopo anno. Ci sono, in Abruzzo, altre feroci rivalità campanilistiche alimentate dal calcio: Chieti-Pescara e L'Aquila-Avezzano su tutte. Ma nessuna di queste sfide ha avuto la continuità della nostra. Teramo-Giulianova è davvero storia delle due comunità, è memoria collettiva, è cultura popolare. Quando il derby è tornato, il 1° ottobre del 2023, al Bonolis c'erano oltre 5.500 paganti anche se si giocava in Eccellenza, e sarebbero stati di più senza limitazioni alla capienza. La gente aveva fame di derby, era come ritrovare una parte di sé dimenticata da tanti anni».
Il tuo primo ricordo del derby?
«Al Fadini il 22 dicembre del '74, con mio padre. Il Teramo appena tornato in serie C batte il Giulianova 2-0 con reti di Chiodi e Piccioni. Più che la partita però ricordo la cornice: la vecchia tribuna del Fadini, più alta e verticale di quella attuale, con la copertura in lamiera, era un impressionante muro di folla. Tutti in piedi, ovviamente. Io e papà facemmo fatica a entrare».
Altri derby vissuti da tifoso e rimasti nella memoria?
«A proposito di muri di folla quello dell'84 in C2, finito 0-0, che rappresenta il record storico di presenze e incasso al vecchio Comunale: 5.784 paganti e oltre 55 milioni di vecchie lire. Il presidente De Berardis, buonanima, tanti anni dopo mi confessò che quella volta con i biglietti l'aveva fatta sporca. La gente a un certo punto non riusciva più a entrare, sul muro di cinta dei distinti erano appollaiate decine di persone. E poi il derby dell'85, vinto 2-1 dal Teramo, in cui ci fu il gravissimo infortunio di De Patre. Si sentì benissimo il crac della gamba che si rompeva. Sullo stadio calò il gelo».
E i derby seguiti come giornalista?
«Mi restano dei flash di campo incancellabili. La punizione-bomba del giuliese Ciarrocchi che dà la vittoria al Teramo nel '96 sotto la est, nella stagione precedente al Fadini il cross di Pinciarelli all'ultimo minuto che il pur grande Fabrizio Grilli spinge sciaguratamente nella sua porta e il Giulianova la vince 1-0, il controllo di tacco in corsa di Motta che va segnare il definitivo 4-1 nel 2002».
Ecco, il derby del 2002 ci dà lo spunto per parlare non solo di calcio ma anche dei risvolti di cronaca nera che questa sfida porta con sé.
«Sì, perché quel giorno gli ultrà del Teramo attaccarono le forze dell'ordine in piazza Dante lanciando bottiglie molotov. Ma, in verità, quegli incidenti avevano una matrice più politica che calcistica, con il campanilismo del derby c'entravano poco o nulla. Tornando indietro nel tempo va detto che fin dal primo derby della storia, un'amichevole giocata il 26 dicembre del '29 al Comunale tra la neonata As Teramo (in maglia giallorossa) e la Pro Italia Giulianova (in maglia azzurra) e per la cronaca finita 1-1, si registrarono incidenti in tribuna. Nel '70 fuori dal Fadini furono danneggiate le auto dei teramani e, per vendetta, la mattina dopo venne impedito ai commercianti di pesce giuliesi di vendere il prodotto al mercato del capoluogo: così rovesciarono il contenuto delle cassette su corso San Giorgio. La tensione che porta con sé questa partita, insomma, è una costante. Tuttavia la vera degenerazione violenta è cominciata dagli anni Ottanta. Mi ricordo nel '77 un derby che seguii nei distinti del Comunale in mezzo ai giuliesi, all'epoca le divisioni delle tifoserie in settori non erano ancora rigide: ebbene, esultai al gol di Pulitelli (poi finì 1-1) e nessuno mi disse una parola. Erano ancora tempi in cui prevaleva la goliardia, che comunque è rimasta anche dopo nella parte sana delle due tifoserie. Nel 1980 a Giulianova venne organizzato un vero e proprio funerale al Teramo appena retrocesso dalla C1, con tanto di bara, manifesti e un finto frate. E lo sfottò giuliese dopo il fallimento del Teramo, che ripartì dalla Promozione nel 2008, è un capolavoro: 'Da Marassi a Tossicia, che vuoi che sia?'. Ma è un capolavoro anche quello della curva teramana che intonava »oooh, issa« e mimava il ritiro delle reti da pesca. Dubito che nessun giuliese dotato di un minimo senso dell'umorismo possa essersela presa, quello era campanilismo che faceva sorridere».
Questa tensione ha anche condizionato le carriere di qualche protagonista. Ricordi il caso Manari?
«Come no. Malavolta nel 2001 acquista a stagione in corso Peppe Manari, giuliese doc ed ex uomo-simbolo del Giulianova. Manari al debutto segna sotto la curva est ma i tifosi teramani invece di esultare lo prendono a male parole, lui da quel momento sarà l'ombra di se stesso mentre la curva romperà di brutto con Malavolta. Ancora più clamorosa la vicenda di Gianni Corelli, allenatore ex Giulianova esonerato da De Berardis nell'85 dopo un derby perso al Fadini perché aveva fatto fermare il pullman della squadra per andare a bere al bar con i suoi amici giuliesi. Il colmo è che al posto di Corelli De Berardis chiama un giuliese, Bruno Piccioni, fresco di patentino. Ecco, il nome di Piccioni _ giuliese, ma storico capitano biancorosso degli anni d'oro _ evoca invece la sana commistione calcistica tra Teramo e Giulianova, che comunque c'è sempre stata. Anche uomini-simbolo del Teramo come Valbruni e Palantrani hanno giocato a Giulianova, Roberto Cappellacci è un doppio ex importante sia come giocatore che come allenatore. Certo, questo scambio di risorse umane non è mai stato facile. Ricordo negli anni Ottanta le polemiche per l'acquisto di Canzanese, ex bomber giuliese, da parte del Teramo. E Malavolta corteggiò Francesco Giorgini, che gli disse di no perché non se la sentì di tradire la sua giuliesità. Ma qualche anno fa ho visto Giorgini passeggiare in riva al mare con Giancarlo Pulitelli, uno dei giocatori-simbolo del Teramo, e ho appreso che sono amici storici. Beh, quest'amicizia è tutto ciò che dovrebbe essere il calcio: una guerra simulata in campo, una passione che unisce fuori dal campo».
Domenica si torna a giocare con entrambe le tifoserie presenti dopo la brutta parentesi del derby d'andata. Come andrà secondo te?
«Bene a prescindere, le autorità hanno fatto benissimo a ripensare le scelte dei mesi scorsi. All'andata non sembrava Giulianova-Teramo, è stata una cornice deprimente e gli stessi biancorossi non si saranno goduti fino in fondo quella vittoria di dimensioni storiche. Nonostante i recenti incidenti tra gruppi ultrà, quelli di via Cupa del febbraio '24 e quelli sull'A14 qualche mese dopo, faccio fatica a comprendere come si possano penalizzare le parti sane delle tifoserie e le società vietando le trasferte. Fatico a capirlo per il Fadini, che sta incastrato in un contesto urbano, figuriamoci per il Bonolis. Il Bonolis, ricordiamolo, è uno stadio realizzato seguendo le indicazioni della questura proprio perché al vecchio Comunale non c'era più la sicurezza necessaria. Come fa una questura a sconfessare se stessa?»
Che partita ti aspetti?
«Equilibrata e tesa, senza pronostico, a dispetto della differenza che c'è in classifica. Per il Giulianova, in particolare, è la partita dell'anno. I giallorossi devono vendicare l'1-4 del Fadini, ma gli è rimasta indigesta anche la sconfitta beffarda del gennaio '24 nella finale di Coppa Italia di Eccellenza: furono raggiunti sul 2-2 da Tourè al 14' del secondo supplementare, poi persero ai rigori. Quella partita ha un suo posto nella storia, è stato l'unico derby di sempre con un trofeo federale in palio. Il Teramo oggi è più forte, soprattutto perché ha costruito la struttura della squadra prima del ritiro estivo sulla base delle esigenze del tecnico. Una pianificazione ragionata che non c'è stata a Giulianova, nonostante la società giallorossa non sia certo meno ambiziosa, e questo ha condizionato l'avvio stagionale dei giallorossi. Ma la squadra di Pergolizzi ora ha trovato una sua quadratura, e viste le motivazioni speciali del derby potrebbe dare fastidio al Teramo. Che, dal canto suo, non può non guardare oltre questa partita: in ballo c'è una serie C da riconquistare».