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L'emergenza

Teramo assediata dai cinghiali: ciclista fuori strada e famiglia in fuga dal lungofiume

A Colleatterrato un branco di circa 40 esemplari tra adulti e cuccioli sorprende un gruppo di ciclisti; paura anche nell’area giochi per una coppia con due bambini

Teramo assediata dai cinghiali: ciclista fuori strada e famiglia in fuga dal lungofiume
di Giancarlo Falconi
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TERAMO. La presenza dei cinghiali nelle aree verdi e nelle zone residenziali di Teramo sta assumendo contorni sempre più preoccupanti. Nella stessa giornata si sono verificati due episodi distinti che, solo per una serie di circostanze fortunate, non hanno avuto conseguenze più gravi.

A Colleatterrato un gruppo di ciclisti, durante il percorso, si è trovato improvvisamente davanti, subito dopo una curva, un branco composto da circa quaranta cinghiali, tra esemplari adulti e cuccioli.

Nel tentativo di evitare gli animali, un 25enne teramano ha perso il controllo della bicicletta ed è finito fuori strada. La caduta è avvenuta fortunatamente su un tratto di terreno e il giovane ha riportato soltanto alcune escoriazioni. Un episodio che avrebbe potuto avere conseguenze decisamente più serie.

Ma non è stato l'unico allarme della giornata.

Lungo il lungofiume una famiglia composta dai genitori e da due bambini di 7 e 9 anni è stata costretta ad allontanarsi rapidamente dopo aver visto alcuni cinghiali raggiungere e invadere l'area giochi.

Una scena che riporta al centro il problema della convivenza sempre più difficile tra gli ungulati e chi frequenta piste ciclabili, parchi, percorsi pedonali e zone verdi della città.

In alcuni tratti urbani e periurbani i cinghiali sembrano ormai muoversi senza particolare timore, trovando anche aree nelle quali viene meno la pressione del loro principale predatore naturale, il lupo.

Il problema, però, non può essere lasciato alla fortuna o alla capacità di ciclisti e famiglie di allontanarsi in tempo.

Quando un branco attraversa una strada dietro una curva o arriva accanto a un'area frequentata da bambini, il rischio non riguarda più soltanto la fauna selvatica, ma diventa una questione concreta di sicurezza pubblica.

La domanda, ancora una volta, è inevitabile: chi deve intervenire prima che alle escoriazioni e alla paura si sostituiscano conseguenze ben più gravi?