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Il caso

Stazione di Teramo: l'emergenza ignorata. La città chiede risposte dopo l'ultimo caso

Un contesto ormai fuori controllo, dove il disagio è diventato la normalità e l’emergenza una costante

La stazione di Teramo
La stazione di Teramo
di Giancarlo Falconi
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TERAMO. Un’altra chiamata alle forze dell’ordine. Un’altra fuga dalla stazione di Teramo. Un altro intervento, questa volta da parte degli agenti della volante della Questura. La scena è sempre la stessa, identica, ripetitiva, degna di un interminabile “giorno della marmotta” che sembra non finire mai.

Tra alcol, minacce e fughe

Ubriachi, urla, minacce e il solito fuggi fuggi generale di chi aveva avuto la malsana idea di acquistare un biglietto o semplicemente di transitare da quella zona. Un contesto ormai fuori controllo, dove il disagio è diventato la normalità e l’emergenza una costante.

La sala d’attesa trasformata in rifugio

Le Ferrovie non intendono spostare il presidio h24 e, di conseguenza, non è possibile chiudere la vecchia sala d’attesa. Uno spazio che, di fatto, si è trasformato in un improvvisato bed & breakfast per spacciatori, alcolizzati e persone senza fissa dimora. Ma soprattutto in un ritrovo di soggetti molesti e spesso violenti.

La libertà limitata di cittadini e viaggiatori

La domanda resta sempre la stessa: perché i cittadini e i viaggiatori devono essere limitati nella loro libertà? Perché un intero quartiere è costretto, di fatto, a vivere sotto una sorta di coprifuoco non dichiarato?

Un problema che attende risposte

La stazione, che dovrebbe essere luogo di passaggio e accoglienza, continua invece a essere simbolo di degrado e insicurezza. E mentre gli interventi delle forze dell’ordine si susseguono, la sensazione è che il problema resti lì, irrisolto, in attesa di una soluzione strutturale che ancora non arriva.