Sanità
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di Giancarlo Falconi

ROSETO DEGLI ABRUZZI. Dopo Lega e Udc, anche Forza Italia rompe il silenzio sulla candidatura a sindaco di Vanessa Quaranta e ricostruisce, dal proprio punto di vista, due anni di trattative nel centrodestra rosetano. «Quanto sta accadendo a Roseto degli Abruzzi non nasce oggi e non può essere raccontato come il semplice esito di un confronto dell'ultima ora tra partiti che non sono riusciti a trovare un accordo», scrive il partito, secondo cui «è arrivato il momento che la città conosca fino in fondo come si è arrivati a questo punto e che ciascuno si assuma la responsabilità delle proprie scelte».
Il cuore della ricostruzione è la cronologia. Per Forza Italia, la candidatura di Quaranta, «inizialmente maturata nell'ambito di una collaborazione politica», sarebbe diventata «progressivamente sempre più insistente e politicamente definita dopo le elezioni regionali del 10 marzo 2024», mentre il tavolo del centrodestra sarebbe stato convocato solo in seguito, «quando quella candidatura era ormai diventata il riferimento attorno al quale si chiedeva agli altri partiti di costruire la propria convergenza». Il partito riconosce il valore dei cinque anni di opposizione rivendicati da Fratelli d'Italia, un percorso «che va rispettato», ma osserva che non può diventare «automaticamente la ragione per escludere dal processo decisionale gli altri partiti». Forza Italia ricorda di non essere stata presente in Consiglio comunale, ma di essere sempre stata parte integrante della coalizione, al pari di Lega e Udc, e sostiene che i «partner naturali» del centrodestra siano stati «deliberatamente esclusi dalla collaborazione»: «Forza Italia ha svolto in solitaria la sua opposizione». Il partito precisa, però, che «non sta a noi attribuire accordi o retroscena che non sono stati pubblicamente dichiarati».
Da qui il passaggio che Forza Italia definisce una «contraddizione»: mentre agli altri partiti «veniva continuamente chiesto di fare un nome», sostiene, «il nome già individuato continuasse a rimanere sostanzialmente fuori discussione». Le conseguenze, aggiunge, sarebbero state concrete. Forza Italia, Lega e Udc avrebbero infatti verificato la disponibilità di persone in grado di offrire «esperienza, credibilità e consenso», ma queste avrebbero chiesto anzitutto la garanzia di un centrodestra unito alle spalle: una garanzia che, secondo il partito, «non poteva essere data, perché da tempo era evidente che una candidatura diversa da quella già individuata avrebbe rimesso in discussione l'unità della coalizione». Forza Italia rivendica di aver «lottato all'interno del tavolo» perché quella direzione cambiasse, di aver cercato il confronto «quando sarebbe stato più semplice rompere» e di aver difeso l'unità «anche quando questo ha significato subire attacchi personali, parole offensive e una progressiva delegittimazione». Il tavolo, denuncia, sarebbe stato «ridotto a brandelli», fino a rendere «quasi impossibile quella sintesi che avrebbe dovuto rappresentarne la ragione stessa».
Il partito tiene a precisare di non aver mai sostenuto che il centrodestra dovesse chiudersi alle realtà civiche, al contrario. «Ma allargare il centrodestra è una cosa; rinunciare al ruolo politico del centrodestra è un'altra», scrive. Nel primo caso le civiche entrano in un progetto più ampio nel quale la coalizione mantiene «la propria identità, la propria autonomia e la capacità di determinare le scelte fondamentali»; nel secondo, ed è ciò che Forza Italia contesta, una parte del centrodestra «finisce per aderire a un progetto già costruito dalle civiche e a una candidatura già individuata fuori dal percorso unitario della coalizione, chiamando poi questa operazione allargamento».
È in questo quadro che arriva l'affondo più duro, riferito alla presentazione pubblica della candidatura di sabato scorso: «Da una parte SiAmo Roseto e le realtà civiche che hanno costruito il progetto, dall'altra Fratelli d'Italia e Noi Moderati che, svalutando il centrodestra, hanno scelto di sostenerlo correndo come portatori d'acqua, mentre Forza Italia, Lega e Udc hanno scelto di non aderire a quella soluzione e di continuare a lavorare insieme». Il partito respinge l'idea di essere stato causa della frattura: «Non divide chi chiede di decidere insieme. Divide chi sostituisce il confronto con il fatto compiuto. L'unità si costruisce prima della scelta, non si pretende dopo». E aggiunge: «Se fosse stata una questione personale, Forza Italia avrebbe scelto la strada più semplice: adeguarsi. Non lo abbiamo fatto».
Nella ricostruzione compare anche il nome di Francesco Di Giuseppe. Per un periodo, ricorda Forza Italia, la sua candidatura «è stata il punto di sintesi capace di ricomporre il centrodestra e consentire successivamente un allargamento alle realtà civiche», ma quella strada «non è stata percorsa fino in fondo» e, «dopo due anni di confronto, siamo tornati sostanzialmente al punto di partenza: una candidatura già individuata e un centrodestra nuovamente diviso». Una responsabilità politica, avverte il partito, «che non può essere scaricata su chi ha cercato di tenere aperto il confronto».
Forza Italia dice di non voler alimentare «una guerra personale» né «una polemica permanente», ma di non essere disposta ad accettare che venga «riscritta la storia di questi due anni». Il rischio, avverte, è che quella di Roseto diventi un metodo e non più una vicenda locale, visto che «è solo l'ultimo dei tavoli rotti». Insieme a Lega e Udc, «cioè quel che resta del centrodestra», il partito assicura che continuerà a lavorare per la città «con responsabilità e senza preclusioni». Il percorso elettorale, precisa, resta aperto e nessuna decisione definitiva è stata assunta: «Il centrodestra può dialogare con tutti, può coinvolgere le realtà civiche e può costruire alleanze ampie, ma non può farlo al prezzo della propria identità e della propria autonomia. Può aprire le proprie porte a tutti, ma non può consegnare ad altri le chiavi di casa propria». Poi l'invito a voltare pagina: «Da oggi penseremo ai temi d'interesse per i cittadini e ai programmi; a loro l'ultima parola».