La storia
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di Redazione Teramo

TERAMO. Si conclude con una condanna a due anni e sei mesi di reclusione una vicenda di presunti maltrattamenti che ha trasformato la vita di una donna in un lungo incubo fatto di paura, violenze e continue umiliazioni. Il giudice Marco D’Antoni ha riconosciuto responsabile un 48enne di Roseto degli Abruzzi del reato di maltrattamenti in famiglia.
La sentenza prevede inoltre una provvisionale immediatamente esecutiva di 10mila euro in favore della vittima e il risarcimento dei danni da quantificare in sede civile. La donna si è costituita parte civile assistita dall’avvocato Gianni Falconi.
Un clima di sopraffazione durato oltre due anni
Secondo quanto ricostruito nel corso del processo dal pubblico ministero Monica Speca, la donna sarebbe stata costretta per oltre due anni a vivere in una condizione di costante soggezione psicologica e fisica.
Nel capo d’imputazione vengono contestati numerosi episodi caratterizzati da aggressioni, minacce, insulti e comportamenti vessatori che avrebbero progressivamente compromesso la serenità e la libertà personale della vittima.
Le violenze anche durante la gravidanza
Tra gli episodi più gravi contestati figura un’aggressione avvenuta nel gennaio del 2017, quando la donna era ormai all’ultimo mese di gravidanza. Durante una lite sarebbe stata spintonata con violenza fino a cadere a terra e minacciata di morte.
Pochi giorni prima del parto, inoltre, sarebbe stata costretta a rimanere sul balcone dell’abitazione in slip e successivamente colpita con pugni e calci. In un’altra circostanza sarebbe stata picchiata utilizzando scarpe antinfortunistiche.
Morsi, ferite e continue umiliazioni
Le accuse descrivono una lunga serie di episodi di violenza fisica e psicologica: morsi, strattonamenti per i capelli, ferite sanguinanti, cicatrici permanenti, una stretta al collo durante una discussione e persino il lancio di un tubo dell’aspirapolvere contro la testa della donna.
In un’occasione la vittima sarebbe stata costretta a inginocchiarsi davanti ai familiari per chiedere scusa.
L’inseguimento in auto
L’ultimo episodio contestato risale al marzo del 2019. Durante una discussione avvenuta in automobile, la donna avrebbe cercato di allontanarsi a piedi per evitare che la situazione degenerasse.
L’uomo l’avrebbe allora inseguita con il veicolo lungo una strada provinciale, minacciandola e costringendola a spostarsi verso il margine della carreggiata.
La decisione del Tribunale
Con la sentenza pronunciata oggi il Tribunale ha ritenuto provate le accuse contestate all’imputato, disponendo la condanna a due anni e sei mesi di reclusione, il pagamento della provvisionale immediatamente esecutiva di 10mila euro e il risarcimento dei danni in favore della persona offesa, da determinare in separata sede civile.