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di Giancarlo Falconi

ROSETO DEGLI ABRUZZI – È sulla documentazione relativa ai lavori di ripascimento degli arenili di Roseto che il capogruppo di Fratelli d’Italia in Consiglio comunale, Francesco Di Giuseppe, accende i riflettori. Al centro della contestazione ci sono alcuni elementi che, secondo il consigliere, emergerebbero dall’accesso agli atti e che non risulterebbero coerenti tra loro. Una vicenda sulla quale Di Giuseppe chiede ora chiarimenti pubblici all’Amministrazione comunale e annuncia che informerà anche la Regione Abruzzo e gli organi competenti in materia ambientale. «Ho esercitato il mio diritto di accesso agli atti come consigliere comunale e ho letto, uno per uno, i documenti relativi ai lavori di ripristino degli arenili eseguiti sul litorale di Roseto nell’ambito del Programma Regionale Difesa della Costa 2025», spiega Di Giuseppe. «Quello che ne emerge è una serie di elementi che non appaiono tra loro coerenti e che ho portato in Consiglio comunale non per spirito di polemica, ma perché fossero chiariti».
Il primo nodo riguarda la provenienza del materiale utilizzato per il ripascimento. Secondo quanto riferisce il capogruppo di FdI, la relazione tecnica sulle modalità di esecuzione e sulla compatibilità ambientale individuerebbe come fonte di approvvigionamento sedimenti provenienti da cave terrestri. Una scelta motivata, sempre secondo la documentazione citata da Di Giuseppe, dalla disponibilità di siti idonei a breve distanza e dalla necessità di completare l'intervento prima dell'inizio della stagione balneare. Nei documenti di cantiere, però, emergerebbe una diversa indicazione. «Nelle bolle di trasporto allegate al libretto delle misure – sostiene Di Giuseppe – alla voce descrizione del materiale trasportato compare la dicitura “sabbia di mare”, mentre in uno dei rapporti di prova il materiale viene qualificato come sedimento marino». Una differenza che, secondo il consigliere, non sarebbe soltanto terminologica. «Non è una questione di etichette – sottolinea – perché dalla provenienza del materiale dipendono la disciplina ambientale applicabile e le verifiche di compatibilità con il litorale che lo riceve».
Un secondo elemento sollevato riguarda il luogo nel quale sarebbero stati effettuati i campionamenti. Le analisi, sostiene Di Giuseppe, non risulterebbero eseguite direttamente su materiale prelevato in una cava, ma su campioni raccolti in un'area privata di Porto d'Ascoli, nelle Marche, dove non sarebbe presente alcuna cava terrestre. Da qui nasce, secondo il capogruppo di Fratelli d'Italia, un ulteriore interrogativo sulla tracciabilità del materiale. «Dagli atti non è possibile individuare la cava o le cave di provenienza, né ricostruire il percorso del materiale dal sito di estrazione fino ai punti di scarico sul nostro litorale», afferma. Di Giuseppe chiede quindi di chiarire anche cosa sia avvenuto nell'area privata di Porto d'Ascoli. «Resta da capire se quella sabbia sia stata stoccata nell'area dopo essere stata prelevata altrove e, in tal caso, con quale titolo giuridico, oppure se sia stata escavata direttamente in quel sito e quale regime sia stato applicato al materiale, a partire dalla disciplina delle terre e rocce da scavo prevista dal Dpr 120/2017». Il consigliere richiama proprio questo aspetto per sottolineare la necessità di verificare la corretta qualificazione del materiale e il rispetto della normativa vigente. Ma è quanto sarebbe avvenuto in Consiglio comunale a rappresentare, secondo Di Giuseppe, l'aspetto politicamente più rilevante della vicenda. «Quando ho posto la questione in aula, l'assessore competente ha risposto di non essere a conoscenza di quei documenti e di non averli visionati. Lo ha detto pubblicamente, davanti al Consiglio».
Per il capogruppo di FdI si tratta di un passaggio che merita particolare attenzione. «Non stiamo parlando di un atto minore sepolto in un fascicolo, ma della documentazione tecnica e contabile di un'opera pubblica finanziata con risorse regionali ed eseguita sulle spiagge di Roseto. Se un consigliere di opposizione, esercitando l'accesso agli atti, arriva a conoscere quelle carte prima dell'assessore che ha la delega, allora il problema non riguarda soltanto la sabbia, ma il modo in cui questa Amministrazione controlla i lavori che autorizza e paga». Da qui la richiesta di una serie di risposte precise da parte del sindaco e della Giunta. Di Giuseppe chiede innanzitutto di conoscere l'origine effettiva del materiale utilizzato per il ripascimento, con l'indicazione delle eventuali cave autorizzate di provenienza. Vuole inoltre sapere a quale titolo giuridico il materiale si trovasse nell'area privata di Porto d'Ascoli al momento del campionamento, oltre a una ricostruzione completa della filiera di trasporto, «bolla per bolla», dal sito di estrazione fino ai punti di scarico sul litorale rosetano. Infine, il consigliere chiede di verificare la corrispondenza tra il materiale sottoposto alle analisi e quello che sarebbe stato effettivamente utilizzato sulla spiaggia. «Le spiagge, per Roseto, non sono un dettaglio paesaggistico – aggiunge Di Giuseppe – ma la principale risorsa economica della città e il luogo dove i rosetani portano i propri figli. Per questo è necessario avere risposte pubbliche e documentate».
La vicenda, annuncia il capogruppo, non dovrebbe fermarsi al confronto politico in Consiglio comunale. «Informerò la Regione Abruzzo, che ha finanziato l'intervento, e gli organi di controllo ambientale competenti». Di Giuseppe, in conclusione, precisa di non voler formulare accuse nei confronti dei soggetti coinvolti. «Non muovo accuse a nessuno e nessuno dei soggetti che compaiono in questi atti è chiamato in causa se non per il proprio ruolo tecnico o esecutivo. Chiedo semplicemente che documenti pubblici che, letti uno accanto all'altro, non raccontano la stessa storia vengano riconciliati davanti ai cittadini». E conclude: «Se le verifiche confermeranno la piena regolarità dell'intervento ne prenderò atto pubblicamente e con soddisfazione. Ma dire di non sapere, su una vicenda che riguarda denaro pubblico e la nostra costa, non è una risposta».