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Tutor di Bellante, una pioggia di multe. Il caso: «Ho percorso 20 chilometri, ma nella busta non c’era il verbale»
di Giancarlo Falconi

TERAMO. Tutto tace intorno al nuovo ospedale di Teramo. Noi continuiamo a puntare al contenuto, capitale professionale, ricerche e maggiori ore di sale operatorie contro il contenitore. In attesa del nostro 10 luglio 1940 – quando ci fu l'incontro tra Winston Churchill e Franklin D. Roosevelt; Paolo Gatti andrà a cena con Sandro Mariani. Non si parlerà del nuovo amico politico di Mariani, Camillo D'Angelo ma di argomenti privi di ironia come le elezioni provinciali e soprattutto sul vero candidato a sindaco di Teramo. Paolo Gatti ha investito tempo e ascolto con la sua segreteria sempre aperta e con alcune liste pronte da tempo; Mariani? Alleanze perdenti a parte, vedi Fondazione Tercas e il "No" del partito democratico alla sua naturale candidatura a presidente regionale, poco peso nei rapporti con il sindaco D'Alberto.
Nel frattempo ospedale a parte, liste di attesa a parte, i futuri candidati dovranno proteggere le eccellenze dei quattro presidi ospedalieri. Iniziamo il nostro report da un reparto dove abbiamo trovato una seconda possibilità di vita senza dimenticare Malattie Infettive. Ringraziando la nostra fonte regionale, partiamo da Neurochirurgia.
Dietro ogni numero ci sono persone, famiglie e diagnosi capaci di cambiare improvvisamente il corso di una vita. È da questa prospettiva che va letto il bilancio dei primi diciotto mesi del nuovo corso della Neurochirurgia dell’ospedale Mazzini di Teramo, diretta da Fulvio Tartara: un reparto che dichiara una crescita significativa dell’attività e l’introduzione di procedure ad alta complessità, ma che ora chiede spazi, tecnologie e sedute operatorie adeguati alle nuove potenzialità.
Nei primi sei mesi dell’anno l’Unità operativa complessa ha registrato un peso medio Drg pari a 3,059, indicatore che fotografa la complessità clinica dei casi trattati. La produttività, nell’arco di un anno, sarebbe aumentata di circa il 32%, nonostante la riduzione delle sedute operatorie disponibili.
Il dato non racconta soltanto una maggiore quantità di prestazioni. A Teramo sono state introdotte tecniche che consentono di affrontare patologie vertebrali, oncologiche e cerebrali particolarmente delicate, in alcuni casi attraverso approcci meno invasivi e potenzialmente meno traumatici per il paziente.
Per la chirurgia della colonna sono state avviate le artrodesi per via anteriore e laterale, indicate con gli acronimi ALIF e XLIF. Si tratta di accessi chirurgici utilizzati per raggiungere e stabilizzare la colonna da direzioni differenti rispetto alla chirurgia posteriore tradizionale. Sono entrate nell’attività del reparto anche procedure mini-invasive per le fratture vertebrali complesse e per la correzione delle deformità del rachide.
Sul versante della neuro-oncologia, uno dei passaggi più rilevanti riguarda l’“Awake Surgery”, la chirurgia eseguita con il paziente sveglio durante alcune fasi dell’intervento. Attraverso il brain mapping, l’équipe può controllare in tempo reale funzioni essenziali come linguaggio e movimento mentre procede all’asportazione di un glioma. Non è soltanto una prova di sofisticazione tecnica: l’obiettivo è rimuovere quanto più tessuto patologico possibile, cercando allo stesso tempo di proteggere le aree cerebrali fondamentali per l’autonomia e la qualità della vita.
Sono stati inoltre introdotti accessi mini-invasivi per la rimozione di metastasi cerebrali in anestesia locale e trattamenti endoscopici per evacuare gli ematomi intracerebrali. A queste procedure si affianca la risonanza magnetica di controllo entro 24 ore dall’intervento, resa possibile dalla collaborazione con la Radiologia diretta dal dottor Lanni.
Il percorso coinvolge anche la Radioterapia diretta dal dottor D’Ugo, con l’avvio di protocolli di radiochirurgia “single-shot”, cioè trattamenti estremamente focalizzati eseguiti in un’unica seduta. L’imminente entrata in funzione del secondo acceleratore lineare dovrebbe consentirne un ulteriore sviluppo.
Da settembre è inoltre prevista l’introduzione della FET-PET con tirosina, metodica di medicina nucleare utile nello studio di alcune lesioni cerebrali. Il progetto è legato all’attività dell’Unità di Medicina nucleare diretta dal dottor Mazza.
La crescita passa anche dal rafforzamento del gruppo. All’équipe si sono aggiunti Daniele Lorenzini, proveniente dall’ospedale Careggi di Firenze, e Ayoub Saaid e Flavio Panico, entrambi provenienti dalle Molinette di Torino. Nel reparto operano inoltre Giuliano Maselli, Giorgia Maselli, Valentina Orlando, il dottor Sepe e Corrado Lucantoni, che svolge le funzioni di vicedirettore.
Accanto ai medici lavora il personale infermieristico coordinato da Raffaella Divisi. Un ruolo essenziale, soprattutto quando l’aumento dei pazienti e della complessità assistenziale deve essere gestito in una fase segnata da difficoltà organizzative. La qualità di un reparto, infatti, non coincide soltanto con la precisione del gesto chirurgico: comprende l’accoglienza, la sorveglianza, il controllo del dolore e la capacità di accompagnare il malato e i suoi familiari nei momenti più fragili.
Il progetto guarda anche al territorio. È stato pianificato il raddoppio delle attività negli ambulatori di Atri e Sant’Omero, punti considerati strategici anche per i pazienti provenienti dal Pescarese e dalle Marche. A Teramo dovrebbero invece essere potenziate le visite di secondo livello destinate alle persone già trattate dal reparto o passate attraverso il Pronto soccorso, così da garantire continuità nella presa in carico.
La Neurochirurgia teramana partecipa anche a progetti di ricerca: contribuisce al Registro italiano delle fratture vertebrali e promuove un nuovo registro nazionale delle lesioni cerebrali secondarie. Tartara è inoltre ideatore e principal investigator dello studio multicentrico RELApSE sui parametri pelvici nelle artrodesi vertebrali corte, al quale dovrebbe seguire il progetto internazionale RELApSE2.
È in preparazione anche un protocollo sperimentale sull’impiego dell’eparina intratecale nell’emorragia subaracnoidea, sviluppato con l’Istituto di ricerche farmacologiche Mario Negri di Milano e destinato a coinvolgere terapie intensive neurologiche italiane ad alta specializzazione. Trattandosi di ricerca sperimentale, efficacia e sicurezza dovranno essere valutate attraverso i necessari percorsi scientifici, clinici ed etici.
Resta, però, un ostacolo concreto: le sedute operatorie programmate sarebbero insufficienti rispetto alla domanda crescente. A questo si aggiunge la necessità di rinnovare progressivamente apparecchiature e strumenti. La Direzione aziendale avrebbe assunto un impegno su entrambi i fronti.
Le competenze ci sono, così come i progetti e la volontà di crescere. Ma una neurochirurgia non può vivere soltanto della dedizione dei professionisti. Ha bisogno di tempo in sala operatoria, tecnologie aggiornate e personale messo nelle condizioni di lavorare. Perché dietro ogni intervento rinviato non c’è una semplice casella d’agenda: c’è una persona che aspetta, insieme alla propria famiglia, una risposta capace di restituire cura, autonomia e speranza.