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L'intervista

Referendum sulla giustizia, le ragioni del No con il docente universitario Enzo Di Salvatore

«È difficile capire quale sia la ratio della riforma e io penso una cosa: chi la propone deve saper spiegare perché votare Sì. Se non lo sa fare o non si capisce, il voto non può che essere No»

Enzo Di Salvatore
Enzo Di Salvatore
di Redazione Teramo
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Nelle giornate del 22 e 23 marzo l’Italia sarà chiamata a votare il referendum per confermare o meno la legge di riforma costituzionale sulla giustizia. Il quesito che gli elettori si troveranno davanti è questo: «Approvate il testo della legge di revisione degli artt. 87, decimo comma, 102, primo comma, 104, 105, 106, terzo comma, 107, primo comma, e 110 della Costituzione approvata dal Parlamento e pubblicata nella Gazzetta Ufficiale del 30 ottobre 2025?».

Che significa nel dettaglio? I cittadini dovranno esprimersi su temi come la separazione delle carriere tra magistrati requirenti e giudicanti, quindi tra giudici e pm, tra chi arbitra e chi accusa; la consequenziale creazione di due Consigli Superiori della Magistratura (Csm), uno per i giudici e uno per i pm, e il sorteggio dei componenti; le modalità di valutazione dei magistrati da sottrarre al Csm e affidare a un'Alta Corte.

Nell'intervista di oggi approfondiamo i contenuti e le ragioni del No con il docente universitario di diritto costituzionale, Enzo Di Salvatore.

Professore, partiamo da uno dei temi più dibattuto: quello della separazione delle carriere tra giudici e pm. Cosa prevede oggi la normativa e perché preservarla votando No alla riforma?

«Il problema non è la separazione delle carriere in sé, che in qualche modo è una questione già disciplinata, perché nel nostro ordinamento il passaggio da un ruolo all’altro si può fare una volta nella vita e lo fa lo 0,4% dei magistrati, quindi su 9mila e più, lo fanno appena 40 persone. Non è tanto la questione di separare le carriere, la contrarietà riguarda ciò che ne consegue, cioè lo sdoppiamento del Csm e la sottrazione delle sanzioni disciplinari, con modifica dell'articolo 105 della Costituzione e previsione che al Csm restino tutte le funzioni tranne quella disciplinare che viene affidata all’Alta Corte. Quindi non vedrei tanto il problema della separazione in sé ma della riorganizzazione dell’ordinamento giudiziario proposto dalla riforma. Questo per me incide sull’autonomia della magistratura e sull’indipendenza. Per quello che è il mio pensiero». 

 Quindi la previsione dei due Csm secondo lei non garantirà ulteriore trasparenza.

 «No, perché poi ci sono due assi portanti: la separazione delle carriere e i due Csm, ma sono due binari paralleli. Il secondo è contro il correntismo, il primo evita la prossimità tra l'esercizio delle due funzioni, che io non vedo. E questo è il paradosso: si separano le carriere e si prevedono due Csm ma poi si riunisce tutto in seno all'Alta Corte, dove saranno gli uni e gli altri, requirenti e giudicanti. Se il problema è il pm che va a prendere un caffè con il giudice, al netto che potrebbe farlo anche con le carriere separate, perché istituire due Csm e poi permettere di rafforzare questa contiguità nell'Alta Corte? Lì ci sono 15 membri che giudicano in prima istanza e anche in appello, ed è ancora più assurdo. Ciò che si voleva separe trova il modo di riunirsi in seno all'Alta Corte. Segnalo inoltre anche il problema dei giudici onorari: ci sono avvocati che esercitano quella funzione, perché nessuno parla anche di questo?». 

Parlando proprio dell'Alta Corte, questa si dovrebbe occupare delle questioni disciplinari sottraendole così al Csm.

«Sì. Ma io mi chiedo, dopo che li abbiamo separati e che abbiamo introdotto anche il sorteggio, risolvendo così il famoso problema del correntismo, allora a cosa serve l'Alta Corte? Cioè, o lascio tutto così com'è e prevedo l'Alta Corte che controlla l'operato e l'autonomia del Csm, oppure se ho già risolto il problema delle correnti con il sorteggio, a cosa serve l'Alta Corte? Perciò è difficile capire qual è la ratio di questa riforma. Così non si capisce». 

E per quanto riguarda gli errori giudiziari? L'Alta Corte responsabilizza?

«Non vedo questo collegamento. Dovrebbe intimidire i giudici? Convincerli ad agire in un modo diverso? Se quell’Alta Corte è composta così come è, è difficile pensare che se un giudizio davanti all'Alta Corte termina in primo grado con delle sanzioni, l'eventuale impugnazione in secondo grado davanti a un secondo collegio sempre presso l'Alta Corte possa dare esito diverso. È difficile pensare che il secondo collegio possa dare torto al primo. Sono collegi ballerini, cioè essendo appena 15 magistrati bisogna vedere da quanti collegi sarà costituita l'Alta Corte. Non è escluso che i 6 di estrazione laica si trovino a partecipare a più collegi. E quindi se si trovano anche al secondo rinnegano la decisione presa nel primo? Insomma, bisogna capire quanti collegi saranno previsti e da lì forse si può capire l’organizzazione». 

E sull'ingerenza del potere esecutivo che spesso si paventa quando si sostengono le ragioni del No?

«Allora, se io do un colpo all’autonomia indebolisco il potere giudiziario e rafforzo il potere esecutivo. Se parliamo anche del premierato ad esempio, se dovesse andar avanti, si indebolirà il Parlamento e si rafforzerà l'esecutivo. Quindi il Parlamento dipenderà dall'esecutivo? La risposta è no. Ma se abbiamo due poteri in genere indeboliti, si pone il problema rispetto al principio cardine del nostro sistema che è l'equilibrio dei poteri. Sono separati ma devono mantenersi in equilibrio. Questo è un elemento di perturbazione». 

Le avrei chiesto di commentare uno dei principali punti su cui si fondano le ragioni del Sì, cioè la questione del contrasto al correntismo e il conseguente inserimento del sorteggio. Ne ha parlato prima, può approfondire?

«Allora, per quanto riguarda il sorteggio intanto viene da farsi una domanda sulla modalità: perché due criteri? Nessuno del Sì riesce a spiegarlo. Non l’ho capito. Perché non lo stesso criterio? Noi andiamo a sorteggiare per il Csm 2/3 dai magistrati e 1/3 da una lista che il Parlamento in seduta comune redige ogni 4 anni. Ma quanto è lunga questa lista? Ieri parlavo ad esempio dei concorsi universitari. Fino al 2010 le commissioni si componevano tramite elezioni. Siccome però anche lì si telefonava, ci si accordava eccetera, la legge Gelmini pose fine al sistema delle elezioni e introdusse il sorteggio dei commissari. E ora è peggio di prima, perché oggi avviene a partire da una lista di appena 5 o 7 nomi, da cui se ne estraggono 2 o 3. Ma è chiaro che un conto è dire per esempio che vengono estratti tra tutti i prof in servizio, come è capitato a me, un conto tra cinque nomi. Io sono stato sorteggiato tra tutti i professori di diritto pubblico e tra tutti quelli di diritto costituzionale. In altri casi invece avviene che su cinque nomi, ne estrai due. Ci prendiamo in giro? La Costituzione riformata non dice nulla su questo, sarà tutto rinviato alla legge o, nel caso del sorteggio, alla non legge, perché tutto dipende da quello che farà il Parlamento. 

Poi, è vero che parliamo di 1/3 ma è 1/3 che sarà omogeneo politicamente. Se la lista è breve, ci metto chi voglio, e poi sorteggio, sarà indifferente chi capiterà. Invece il sorteggio dei magistrati è su tutti. Ma anche qui, non si può dire che siccome hanno vinto un concorso sono tutti bravi, perché hanno attitudini diverse. Un conto è giudicare, un conto la gestione, l'organizzazione, esprimersi in relazione alle funzioni del Csm. Io posso essere un professore bravo nella didattica e magari non altrettanto nella ricerca. Sulla parte amministrativa, che impegnerebbe il 90% del mio lavoro, potrei non saper fare niente. 

E poi ancora, soffermiamoci sul correntismo. Intanto è indotto dal fatto che se mi devo candidare, devo farmi votare e devo dire quindi che sono espressione di una sensibilità, perché devo rappresentare qualcuno nel Csm. Il Csm, è vero che è l'organo di autogoverno della magistratura, ma dà anche pareri sui disegni di legge che riguardano l’ordinamento giudiziario. Quindi, non è vero che i magistrati non mettono becco sulla politica, certo non la politica come indirizzo politico, ma esprimono il punto di vista sulla politica dell’ordinamento giudiziario, sull'amministrazione e sull'organizzazione della giustizia. Parlano. Quindi non è così indifferente chi ci va, io devo poterlo scegliere. Con il sorteggio si deresponsabilizza. Contrasta il correntismo? Ne dubito. Nel senso che c'è il rischio che si va a sostituire con la lottizzazione della politica. Il correntismo è espressione del pluralismo, che è espressione della democrazia. E dobbiamo usare il sorteggio? Abbandonando tutto al caso? Finiremo per sorteggiare i giudici della Corte Costituzionale. Per me va rifiutato in assoluto, è una cosa primordiale».

Chiudiamo con un brevissimo sunto, cosa direbbe a una persona per convincerla a votare No? 

«È complicato perché è una riforma molto tecnica, quindi entrambi, quelli del Sì e del No, non entrano nel merito perché allontanerebbe i cittadini. Io penso che chi la propone deve spiegare le ragioni nel merito del perché sì, se non ci si riesce o non si capiscono, allora il voto non può che essere no. Sei tu che hai il dovere di convincere me affinché io esprima il sì. E io sto ancora attendendo che qualcuno mi convinca».