Il rogo
Roseto, incendio sul lungomare Celommi: donna salvata dai passanti - Video
di Giancarlo Falconi

TERAMO. Le prime risposte arrivano dall'autopsia, ma il mistero sulle cause della morte di Z.A., il detenuto venticinquenne trovato senza vita, domenica 31 maggio, nella sua cella del carcere di Castrogno, resta ancora senza una soluzione definitiva.
Le ipotesi escluse
Gli accertamenti medico-legali eseguiti nella mattinata di oggi, 3 giugno, hanno escluso, almeno in questa fase, sia l'ipotesi di una morte violenta sia la presenza di patologie cardiache pregresse tali da giustificare il decesso.
L'esame autoptico è stato disposto dalla Procura della Repubblica di Teramo nell'ambito dell'inchiesta aperta per fare piena luce sulla vicenda ed è stato eseguito all'obitorio dell'ospedale Mazzini dall'anatomopatologo Cristian D'Ovidio, incaricato dalla pubblico ministero Silvia Scamurra.
Dai primi riscontri emergerebbe che il giovane detenuto, di origine egiziana, godeva di condizioni di salute complessivamente buone.
Un elemento che rende ancora più complessa la ricostruzione delle cause della morte e che spinge gli investigatori verso ulteriori approfondimenti scientifici.
Il sopralluogo
L'attenzione resta concentrata sugli esami tossicologici e istologici, considerati determinanti per chiarire quanto accaduto. Gli accertamenti dovranno verificare l'eventuale presenza nell'organismo di sostanze riconducibili all'inalazione di gas e stabilire se possa esistere un collegamento tra le esalazioni rilevate nella cella e il decesso del detenuto.
Proprio durante il sopralluogo effettuato subito dopo il ritrovamento del corpo, gli operatori avrebbero percepito un forte odore di gas all'interno della stanza detentiva. Secondo quanto emerso nelle prime fasi investigative, l'odore sarebbe provenuto dalla bomboletta utilizzata per alimentare il fornellino in dotazione ai detenuti.
Un elemento che ha portato gli inquirenti a valutare l'ipotesi di una possibile inalazione, accidentale o volontaria, del contenuto della bombola.Al momento, tuttavia, ogni conclusione sarebbe prematura. Soltanto gli esami di laboratorio potranno stabilire se nell'organismo del giovane fossero presenti sostanze o concentrazioni compatibili con una causa di morte riconducibile al gas.
Gli accertamenti istologici, inoltre, consentiranno di analizzare in dettaglio tessuti e organi alla ricerca di eventuali alterazioni non emerse durante l'autopsia.
Il trasferimento a Castrogno
La Procura mantiene quindi aperte tutte le ipotesi investigative compatibili con gli elementi raccolti finora, mentre proseguono gli approfondimenti sulle condizioni della cella, sul funzionamento della bomboletta e sulle ultime ore trascorse dal detenuto all'interno dell'istituto penitenziario.Z.A. era stato trasferito a Castrogno da un carcere del Lazio meno di un anno fa. Stava scontando una condanna per rapina e aveva ancora circa quattro anni di pena residua.
Al momento del decesso si trovava da solo nella propria cella. A far scattare l'allarme sarebbero stati alcuni detenuti che, non ricevendo risposta dal giovane, hanno richiamato l'attenzione degli agenti della Polizia Penitenziaria. Sul posto sono intervenuti immediatamente anche i sanitari del 118, ma ogni tentativo di soccorso si è rivelato inutile.
L'inchiesta entra ora nella sua fase più delicata. Saranno i risultati degli esami tossicologici e istologici, attesi nelle prossime settimane, a fornire gli elementi decisivi per comprendere cosa abbia provocato la morte del venticinquenne e quale ruolo, se ne abbia avuto uno, abbia avuto il gas rilevato all'interno della cella di Castrogno.