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Il commento

La parabola di Camillo D'Angelo: da Re Sole a Icaro

La cosa più giusta sarebbero le dimissioni ma in questo mondo politico, dove anche senza essere eletti dal popolo si può pensare di essere onnipotenti, tutto è possibile

La parabola di Camillo D'Angelo: da Re Sole a Icaro
di Alfredo Giovannozzi
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TERAMO. L’ingegnere Camillo D’Angelo è il Sindaco di Valle Castellana, ridente paesino in provincia di Teramo, al confine con quella di Ascoli, di circa 800 abitanti. Il Sindaco Camillo D’Angelo è anche il Presidente della Provincia di Teramo. Il Presidente Camillo D’Angelo si è anche autocandidato alle prossime elezioni regionali in Abruzzo per la carica di Presidente della Regione. L’introduzione era necessaria per far capire la caratura del personaggio. D’Angelo è al suo secondo mandato come Sindaco del Comune di Valle Castellana. È anche il Sindaco che il 9 marzo 2020, in piena emergenza Covid, ha fatto svolgere il referendum nel suo comune per passare dalla provincia di Teramo, che evidentemente gli andava stretta, a quella di Ascoli Piceno pensando, così, di cambiare addirittura i confini regionali. Per lui è stata una sonora sconfitta. Per premiarlo (forse), gli amministratori teramani lo hanno eletto nel 2023 Presidente della Provincia.

Insomma il discorso sembrerebbe controverso però tant’è. A dirla tutta le elezioni provinciali di tre anni fa hanno avuto un po’ l’andazzo che ricorda tanto quelle del Megadirettore galattico della megaditta dove lavorava il ragioniere Ugo Fantozzi dove inciuci, accordi e raccomandazioni trasversali con interventi cardinalizi la facevano da padrone. Ecco, l’elezione di Camillo D’Angelo, fu un parto dovuto ad accordi trasversali, fatti dagli amministratori aventi diritto al voto, che generarono una scelta “singolare” a discapito degli altri due candidati alla presidenza. Per Camillo D’Angelo è stata la svolta della vita. Presidente della Provincia, che lui meno di tre anni prima voleva rinnegare, rappresentava un trampolino di lancio non indifferente. La sindrome del marchese del Grillo, però, è sempre dietro l’angolo. Il palazzo di Via Milli, a Teramo, è stato trasformato in una sorta di Versailles del fine 600 e primi 700 dove, un nutrito stuolo di cortigiani assecondavano e lodavano Louis XIV, il Re Sole. Insomma anche l’atteggiamento dello stesso D’Angelo è cambiato, diventato un po’ Louis XIV e un po’ Marchese del Grillo. Tutto questo ha portato all’uscita di qualche mese fa dove, lo stesso D’Angelo, annunciava urbi et orbi la sua volontà a candidarsi a Presidente della Regione Abruzzo spiazzando tutti, Partito Democratico compreso, che sarebbe anche il suo partito. Qualche solerte collaboratore, immediatamente, mette su anche una chat su WhatsApp dal nome “Camillo Progetto Regione” dove ci sono inseriti: amministratori di riferimento, assessori e consiglieri del Comune di Teramo ma anche, pensate un po’, dirigenti e dipendenti della Provincia. Insomma in totale una ventina di componenti che potremmo definire: tutti gli uomini del Presidente. Ma quando vuoi volare alto, quando vuoi raggiungere il sole (non il Re) ecco che allora, se hai le ali di cera perché quelle la politica ti ha dato, il sole le può far sciogliere e la sindrome del Marchese del Grillo può trasformarsi in quella di Icaro. Perché può accadere che qualcuno del cerchio magico, dove i signorsì sono la maggioranza e quelli bravi una minoranza, un errore lo commetta. E questo è avvenuto perché è tanta la voglia di dire a qualcuno quanto tu sia bravo e quanto tu sia bello, che lo si fa anche dileggiando altri sindaci. Nella fattispecie il Sindaco di Teramo Gianguido D’Alberto.

Secondo un Dirigente della Provincia, D’Alberto ha visto morire negli ultimi tempi: un consigliere comunale come Massimo Speca, la sua responsabile della segreteria Maria Luigia Massimi purtroppo deceduta solo qualche giorno fa; per di più un suo assessore e un suo consigliere di maggioranza, vale a dire Mimmo Sbraccia ed Emiliano Carginari sono stati molto male a hanno rischiato la stessa fine. Insomma ha dato a D’Alberto la patente “pirandelliana” che chiedeva Chiarchiaro nella famosa novella. Commentare una cosa del genere sarebbe tempo perso. Dà solo la dimensione del personaggio. Peccato, però, che il destino ha voluto che questa chat fosse finita nelle mani del nostro Giancarlo Falconi che l’ha resa pubblica e qui, giustamente, apriti cielo. Va specificato che i due assessori di Teramo inseriti nella chat ne sono usciti subito. Il tutto avveniva il giorno dopo la scomparsa di Maria Luigia Massimi mentre la chat è stata resa pubblica solo quindici giorni dopo. Per avere una reazione di Camillo D’Angelo si è dovuto attendere 48 ore ma se anche fossero state due sarebbero state sempre troppe.

Ma sapete qual è stata? Per D’Angelo la colpa è del giornalista che l’ha pubblicata per attaccare la Provincia. Incredibile ma vero. Il putiferio politico che si è scatenato in tutta la provincia di Teramo è stato, giustamente, enorme. In tanti del centrosinistra hanno chiesto le dimissioni di D’Angelo, qualcuno del PD ne ha chiesto l’espulsione. Un vero terremoto. Cosa accadrà? La cosa più giusta sarebbero le dimissioni ma in questo mondo politico, dove anche senza essere eletti dal popolo si può pensare di essere onnipotenti, tutto è possibile. È arrivato il momento di ridare alle Province, intese come enti, la loro dignità con elezioni vere e poteri diversi. Quelle di adesso sono solo pantomime che di democratico non hanno nulla e generano mostri.