Edilizia scolastica
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di Redazione Teramo

La domanda è scomoda, ma va fatta.
Quanto è facile, oggi, per un ragazzo o una ragazza procurarsi una pasticca durante una serata sulla costa teramana?
La storia di Claudine, nome di fantasia, parte proprio da qui.
Una serata con gli amici. Un locale. Una pasticca acquistata con una facilità che dovrebbe preoccupare molto più di quanto accada.
Non stiamo dicendo che siano i locali a vendere droga, né che i gestori siano complici dello spaccio. Ma il problema esiste ed è un altro: determinate sostanze riescono a circolare nei luoghi della notte, arrivano ai ragazzi, vengono offerte, acquistate e consumate in contesti nei quali il confine tra divertimento e rischio può diventare sottilissimo.
E spesso tutto avviene senza sapere davvero cosa ci sia dentro quella compressa.
Claudine la assume.
Arrivano l’euforia, l’empatia, la disinibizione. Per qualche ora tutto sembra leggero. Le paure si abbassano, le distanze scompaiono, la percezione del pericolo cambia.
Poi arriva il giorno dopo.
Ed è lì che comincia un’altra storia.
Tristezza profonda. Apatia. Senso di vuoto. Stanchezza estrema. Insonnia. Ansia. Irritabilità. Pensieri sempre più neri.
Claudine dovrebbe andare alla festa di compleanno di una cugina.
Non ci va.
Si allontana da casa e finisce a camminare sul molo di un porto della costa teramana.
Ci sono il buio, il mare, gli scogli.
E c’è soprattutto quel dolore interiore che, in quel momento, le sembra impossibile da sopportare.
Pensa di farla finita.
Sta per trasformare quel pensiero in un gesto quando qualcuno si accorge di lei.
È un ragazzo che dorme a terra.
Uno degli invisibili.
Uno di quelli che spesso diventano soltanto un problema amministrativo, un permesso, un documento, una pratica da sistemare.
Lui vede Claudine.
Capisce.
Le si avvicina.
La ferma.
La abbraccia.
Insieme chiamano gli amici.
Arrivano i genitori. Comincia il percorso di cura.
Oggi Claudine è seguita da uno specialista e sta bene.
Ma la sua storia non può essere archiviata come un episodio isolato.
Perché resta una domanda enorme: quanto è diventato normale che un adolescente, durante una serata, possa entrare in contatto con una sostanza in pochi minuti?
Ed è questo il punto sul quale istituzioni, famiglie, gestori, organizzatori di eventi e forze dell’ordine dovrebbero interrogarsi senza ipocrisie.
Non basta controllare ciò che accade all’ingresso di un locale.
Bisogna capire cosa accade dentro, nei parcheggi, all’esterno, nei gruppi, nei bagni, nei luoghi di ritrovo e nei passaggi informali attraverso i quali una sostanza cambia proprietario.
Perché il problema non è soltanto la droga.
È la sua accessibilità.
È la sua normalizzazione.
È la convinzione, soprattutto tra i più giovani, che una pasticca sia soltanto una scorciatoia per divertirsi di più.
A volte, invece, il conto arriva qualche ora dopo.
E può essere terribile.
Claudine ha avuto la fortuna di incontrare un uomo che non si è voltato dall’altra parte.
La vera domanda, adesso, è un’altra.
Quanti ragazzi assumono quelle stesse sostanze ogni fine settimana senza che nessuno sappia nulla?
E quanti dovranno stare male prima che si cominci a considerare la facilità con cui la droga circola nelle notti della costa teramana una vera emergenza?