Edilizia scolastica
Scuole a Silvi, Partipilo attacca l’amministrazione: «Nessun cronoprogramma, solo incertezze»
di Redazione Teramo

TERAMO. Dopo mesi di segnalazioni, interventi e situazioni di tensione nel centro storico, si chiude una vicenda che aveva creato forte preoccupazione tra residenti e commercianti.
Il lavoro congiunto di Comune, Caritas, Carabinieri e Questura ha consentito di trovare una soluzione. Per mesi piazza Sant’Anna aveva finito quasi per avere un suo “padrone”.
Un uomo conosciuto da residenti, commercianti e frequentatori del centro storico per episodi ripetuti di urla, sputi, molestie e improvvisi scatti d’ira, spesso in situazioni caratterizzate dall’abuso di alcol.
Una presenza diventata nel tempo difficile da gestire e che aveva richiesto numerosi interventi delle forze dell’ordine. L’ultimo, soltanto pochi giorni fa, aveva visto impegnati i Carabinieri a piazzale San Francesco.
L’uomo godeva della protezione internazionale, lo status giuridico riconosciuto a chi non può fare ritorno nel proprio Paese a causa di persecuzioni, conflitti o altri gravi pericoli.
Non entreremo, naturalmente, nelle ragioni personali alla base della sua condizione né tantomeno in aspetti sanitari che appartengono esclusivamente alla sua sfera privata. Il punto della vicenda è un altro: per lungo tempo a Teramo si è dovuto affrontare un problema contemporaneamente sociale, assistenziale e di sicurezza.
La soluzione
Oggi quella situazione sembra essere arrivata a una svolta, con l’allontanamento dell’uomo dalla città. Un risultato che non nasce da un singolo intervento ma da un’attività congiunta e paziente. Dal Comune di Teramo, con l’assessora alle Politiche sociali Stefania Di Padova, alla Caritas; dall’Arma dei Carabinieri, con il comandante provinciale colonnello Massimo Corradetti e gli uomini guidati dal capitano Alberto Giordano, fino alla Questura.
Un ruolo particolarmente importante è stato svolto dal questore di Teramo Pasquale Sorgonà, insieme al nuovo capo di Gabinetto Sara Massaccisi, attraverso una continua attività di mediazione, prevenzione e sicurezza.È proprio questo l’aspetto che merita di essere sottolineato.
La sicurezza di una città non si costruisce soltanto attraverso un intervento d’emergenza o una pattuglia chiamata quando la situazione è ormai degenerata.
asce dalla capacità di far dialogare servizi sociali, volontariato, amministrazione, cittadini e forze dell’ordine.Il nostro ringraziamento al Questore di Teramo e a tutti coloro che hanno lavorato su questa vicenda vuole essere soprattutto questo: il riconoscimento di un modello di collaborazione.
Perché una città più sicura nasce anche da una comunità capace di segnalare, dalle istituzioni capaci di ascoltare e dalle forze dell’ordine messe nelle condizioni di intervenire. Una rete di sicurezza partecipata che, quando funziona davvero, tutela insieme le persone più fragili e il diritto dei cittadini a vivere serenamente gli spazi della propria città.