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Il caso

Incredibile ma vero: consigliere comunale di Teramo attacca il Papa

Lanfranco Lancione usa un post sui social per offendere il Santo Padre

Il post di Lancione
Il post di Lancione
di Alfredo Giovannozzi
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Teramo. Il post che leggete sopra questo articolo è un “profondo” pensiero di un consigliere di maggioranza al Comune di Teramo: Lanfranco Lancione. Eletto per due mandati nella lista “Insieme Possiamo” che fa capo al Sindaco Gianguido D’Alberto, non perde occasione per mettersi in mostra con alcuni pensieri e riflessioni che, al momento, ci viene da definire bislacche.

Il prode consigliere Lancione più volte è partito all’attacco lancia in resta (è proprio il caso di dirlo), contro tutti e contro tutto. Comunista di ideologia ma stalinista di fatto e con una aggiunta di sano castrismo e un pizzico di maoismo, Lancione pensa di vivere in un mondo che non c’è più seguendo una ideologia che, anch’essa, non è più di questo mondo.

È come se vivesse proiettato nel passato e, attraverso una macchina del tempo, riuscisse a trovarsi prima in mezzo alla rivoluzione d’ottobre in Russia magari nel plotone di esecuzione che ha sterminato la famiglia Romanoff, poi in pieno regime comunista sovietico, in seguito al fianco di Kim Jong Il (il nonno del dittatore della Nord Corea) mentre fa la guerra agli americani e infine a Cuba (lì ci va spesso) a parlare con Fidel Castro e Che Guevara.

Insomma, a volergli bene, un romantico sognatore. In questi anni di consiliatura si è messo in mostra per interventi singolari, contro tutti e contro tutto, per prese di posizione bizzarre e soprattutto per una feroce critica nei confronti di chi non la pensa come lui. Nella sua società ideale il pensiero degli altri non conta e lui la chiama democrazia.

Questa volta, però, l’ha fatta enorme. Adesso lasciamo da parte l’umorismo e la leggerezza e diventiamo seri perché il destinatario della missiva di cui sopra, lo si capisce, è nientepopodimenoche il Papa Leone XIV. Ricapitoliamo: Lanfranco Lancione, consigliere comunale di Teramo che nel panorama mondiale conta meno di un granello di sabbia nel deserto del Sahara, attacca la più alta autorità morale del mondo. Immaginiamo la preoccupazione nella segreteria di Stato Vaticana, all’interno del sacro collegio, nella curia romana, alla CEI.

Lancione chiama, in maniera visibilmente dispregiativa con il termine “yankee” il Papa. Non è il termine che è offensivo, oggi è di uso comune dai tempi dei cowboys, ma è l’accezione che lui gli dà che è offensiva. Lancione forse ignora che con quel termine, nel periodo della guerra civile americana, i "sudisti" chiamavano in maniera offensiva i “nordisti”. Quindi coloro che difendevano lo schiavismo e un tipo di società che era ormai antico, insultavano chi lottava per la libertà e una nuova società.

Quindi, per sillogismo, Lancione potrebbe essere definito un sudista a tutti gli effetti. Attaccare il Papa penso che sia una delle cose peggiori che si possa fare. Il capo della cristianità, il rappresentante della chiesa che raccoglie miliardi di persone, l’uomo più pacifico del mondo che parla solo di pace, Il vicario di Cristo in terra, il successore di Pietro e il punto di riferimento per tutte le religioni del mondo.

Che altro dire? Ah, è solo un particolare ma importante: sarebbe anche un capo di stato. Prevost, magari, se avesse avuto contezza di questo scritto si sarebbe fatto una risata, ne siamo sicuri. Ma il Papa rappresenta in terra quel Cristo crocifisso che quasi sempre viene posto sopra le bare. Perché questo richiamo? C’è un’ultima cosa: sapete che lavoro fa Lancione? La sua famiglia ha un’agenzia di pompe funebri dove lui, capostipite, presta ancora la sua opera. Dunque il consigliere che attacca il Papa vende bare, sarcofagi, casse da morto chiamatele come volete dove su quasi tutte c’è una croce o un crocifisso. In pratica guadagna vendendo l’immagine di colui che il Papa (che lui offende) rappresenta in terra.

Che altro dire? Che forse se il sindaco di Teramo non chiede questa volta le sue dimissioni lo si può ritenere anche lui responsabile di quelle parole. Viene in mente un’ultima cosa: a Yalta, dopo la seconda guerra mondiale, durante l’incontro tra i vincitori, Stalin per deridere il Papa Pio XII chiese ai suoi alleati: «Quante divisioni ha il Papa?». Forse Lancione ha voluto rinverdire le fesserie dette in passato.