Abruzzo Daily

Logo
Logo
Politica

I comuni montani nella Legge Calderoli, il sindaco D'Ercole: «Rischiamo tagli dei servizi chiave contro lo spopolamento»

L'allarme di Vincenzo D'Ercole da Castiglione Messer Raimondo: «Tra gli elementi essenziali la nostra autonomia scolastica»

D'Ercole
D'Ercole
di Redazione Teramo
2 MINUTI DI LETTURA

TERAMO. Sono 26 i comuni montani abruzzesi che rischiano di perdere elementi fondamentali per contrastare lo spopolamento e mantenere una reale autonomia amministrativa e sociale. Tra questi figurano anche tre centri del Teramano – Castiglione Messer Raimondo, Castilenti e Montefino – coinvolti dagli effetti della cosiddetta Legge Calderoli, con possibili ricadute sull’intera Vallata del Fino, che comprende anche Arsita e Bisenti.

«Non solo un’etichetta, ma un’identità»

A lanciare l’allarme è il sindaco di Castiglione Messer Raimondo, Vincenzo D’Ercole, che sottolinea come il riconoscimento di “comune montano” non sia un semplice aggettivo, ma uno strumento che consente ai territori di organizzarsi e garantire servizi essenziali. «Il rischio è di perdere un’identità che permette ai comuni di articolarsi in modo adeguato alle proprie caratteristiche», spiega.

Il nodo dell’autonomia scolastica

Uno dei punti più critici riguarda l’autonomia scolastica. Castiglione Messer Raimondo ospita infatti la dirigenza scolastica della Val Fino, che serve cinque comuni. «Se dovessimo perderla – avverte D’Ercole – la dirigenza si sposterebbe verso centri come Penne o Atri. Significherebbe costringere famiglie di Arsita o dei comuni limitrofi a percorrere anche 40 minuti di strada per una semplice pratica amministrativa».

Il rischio spopolamento

Secondo il primo cittadino, la perdita di servizi fondamentali accelererebbe un processo già in atto. «I comuni montani vengono sempre descritti come marginali e bisognosi di aiuti. Noi non chiediamo privilegi, ma di conservare quegli elementi che permettono di avere comunità vive, non composte solo da popolazione anziana».

Una visione che penalizza le aree interne

D’Ercole conclude con una riflessione che va oltre il singolo caso locale: «I territori lontani dai grandi centri già soffrono. È davvero questa la direzione? Cancellare proprio quelle caratteristiche che aiutano a contenere l’emorragia di cittadini dalle aree interne?».