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di Redazione Teramo

TERAMO. La data ora c’è. Il 16 settembre sarà depositato il ricorso al Tar contro la gara del Comune di Teramo per l’affidamento in concessione del servizio di ripristino post-incidente.
Dopo settimane di diffide, richieste di annullamento in autotutela e contestazioni sulla legittimità della procedura, la vicenda è destinata quindi a spostarsi davanti ai giudici amministrativi.
Al centro del ricorso annunciato ci sono domande precise: chi aveva realmente il potere di firmare gli atti fondamentali della gara? Quale settore del Comune avrebbe dovuto gestire la procedura? E gli atti adottati possono considerarsi pienamente validi?Sono gli interrogativi già contenuti nella pesante diffida trasmessa a Palazzo di città dalla società che contesta l’affidamento.
La richiesta formulata al Comune era stata netta: annullare in autotutela l’intera procedura, compresa l’aggiudicazione definitiva. In caso contrario, i legali avevano annunciato il ricorso al Tribunale amministrativo regionale, riservandosi inoltre di interessare la Procura regionale della Corte dei conti e gli altri organi di controllo.
La diffida è stata indirizzata, tra gli altri, al sindaco Gianguido D’Alberto, all’assessore Marco Di Marcantonio, al responsabile unico del progetto, al segretario generale e ai dirigenti comunali interessati.Uno dei punti centrali riguarda gli atti sottoscritti da un funzionario comunale.
Secondo la ricostruzione contenuta nella contestazione, dopo la riorganizzazione della macrostruttura comunale entrata in vigore il primo luglio 2025, il dipendente sarebbe stato ricollocato nella posizione di funzionario di Elevata qualificazione, senza conservare funzioni dirigenziali.
Nonostante ciò, sostengono i legali, lo stesso funzionario avrebbe successivamente firmato in qualità di dirigente alcuni dei passaggi decisivi della procedura: dalla determinazione di indizione della gara alla nomina del responsabile unico del progetto.
Lo stesso sarebbe stato inoltre indicato come componente esperto della commissione giudicatrice.Un elemento che la società considera particolarmente rilevante viene individuato nella deliberazione della Giunta comunale del 9 luglio 2026.
Nel provvedimento richiamato nella diffida, l’attribuzione di funzioni dirigenziali a funzionari di categoria D viene definita «contraria alla legge».
Otto giorni dopo, il 17 luglio, il Comune ha comunque adottato la determinazione di aggiudicazione definitiva. L’atto è stato sottoscritto dal dirigente del settore, ma secondo la società sarebbe fondato su una serie di provvedimenti precedenti ritenuti illegittimi.
Ed è proprio questo uno dei nodi destinati a finire davanti al Tar.Per i legali della società, infatti, l’eventuale vizio degli atti iniziali non potrebbe essere sanato dalla successiva firma di un dirigente di ruolo. Nella diffida si parla di «vizi di legittimità radicali e insanabili», con effetti che si propagherebbero lungo tutta la catena amministrativa fino all’aggiudicazione definitiva.
Ma il capitolo delle firme non è l’unico fronte della contestazione.La società solleva anche una questione di competenza interna al Comune.Il servizio di ripristino post-incidente comprende infatti la pulizia della piattaforma stradale e il recupero delle condizioni di sicurezza e ambientali compromesse dopo un sinistro. Secondo i legali, proprio per queste caratteristiche la procedura avrebbe dovuto fare capo all’Area Lavori pubblici, competente in materia di viabilità, trasporti e manutenzione.La fase conclusiva dell’affidamento sarebbe stata invece gestita dall’Area Attività produttive.
Una scelta che, secondo la società ricorrente, costituirebbe un ulteriore profilo di illegittimità.C’è poi il tema del possibile cumulo di ruoli.Un dipendente comunale sarebbe stato inizialmente estensore e istruttore di un atto e, successivamente, nominato responsabile unico del progetto. Il funzionario al centro delle contestazioni avrebbe invece ricoperto contemporaneamente il ruolo di dirigente firmatario e quello di componente esperto della commissione giudicatrice.
La richiesta formulata al Comune attraverso la diffida era quindi quella di azzerare tutti gli atti della procedura, compresa l’aggiudicazione definitiva, per poi eventualmente procedere con un nuovo affidamento sotto la responsabilità dell’Area Lavori pubblici.
La società ha inoltre chiesto una nuova determinazione del valore economico della concessione. Secondo i legali, il Comune avrebbe avuto la possibilità di intervenire in autotutela senza particolari conseguenze economiche, dal momento che il contratto non risulterebbe ancora stipulato.
L’annullamento avrebbe quindi potuto precedere l’effettiva entrata a regime del rapporto con l’aggiudicatario.Ora, però, il confronto amministrativo sembra essere arrivato al capolinea.Il 16 settembre la contestazione uscirà da Palazzo di città per entrare nelle aule della giustizia amministrativa.
A quel punto non sarà più soltanto una società a chiedere al Comune chi avesse il potere di firmare, quale settore fosse competente e se fosse possibile concentrare determinati ruoli nella stessa procedura. Saranno quesiti sottoposti formalmente al Tar.
Ed è qui che la vicenda cambia definitivamente natura: non più soltanto una disputa sull’affidamento di un servizio, ma un giudizio sulla tenuta dell’intera architettura amministrativa della gara. Se anche soltanto uno degli atti fondamentali dovesse risultare adottato da un soggetto privo dei necessari poteri, il problema potrebbe non fermarsi a quel singolo provvedimento.
Il 16 settembre inizierà dunque il vero banco di prova per Palazzo di città: dimostrare davanti ai giudici che la gara post-incidente è stata costruita su fondamenta amministrative solide.