L'incidente
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di Tito Di Persio, Giancarlo Falconi

ROSETO. Dopo settimane di divisioni, polemiche e candidature che hanno allontanato le diverse anime della coalizione, nel centrodestra rosetano compare un nome destinato a riaprire la partita: quello di Domenico Trozzi, 80 anni, ex dirigente generale della Polizia di Stato, conosciuto per la carriera nei reparti speciali e per l’impegno contro la mafia. Il «generale» antimafia potrebbe diventare il punto di riferimento dell’alleanza composta da Forza Italia, Lega e Udc, decise a presentarsi agli elettori con un proprio candidato sindaco. Sono in corso trattative per arrivare a una candidatura condivisa.
Il nome arriva in una fase particolarmente delicata. Da una parte ci sono Fratelli d’Italia e Noi Moderati, insieme alle liste civiche che sostengono Vanessa Quaranta. Dall’altra Forza Italia, Lega e Udc, che hanno deciso di percorrere una strada autonoma, contestando le modalità con cui è maturata la scelta della candidata degli altri partiti. Due fronti, due strategie e una frattura che, fino a pochi giorni fa, sembrava difficile da ricomporre. Ora lo scenario potrebbe cambiare: la possibile candidatura di Trozzi offre ai tre partiti uno spazio per costruire un progetto alternativo. Non si tratta ancora di un accordo chiuso, ma il fatto stesso che il confronto sia partito su un nome preciso rappresenta un passaggio importante.
Trozzi non è un nome qualunque. Originario di Cremona e residente a Cologna Spiaggia, ha dedicato gran parte della carriera allo Stato. Negli anni Ottanta ha lavorato a Palermo, collaborando con il commissario Ninni Cassarà, assassinato dalla mafia nel 1985. È stato pilota e, per oltre vent’anni, comandante del Reparto Volo di Palermo, il IV Reparto volo con base all’aeroporto di Boccadifalco, fino a ricoprire incarichi di vertice nei Reparti speciali e nel Servizio aereo della Polizia di Stato. Funzionario di polizia e sportivo, ha sempre guardato allo sport come strumento di prevenzione contro la criminalità minorile e il bullismo: a Palermo, con la collaborazione di don Puglisi, ha legato al Reparto volo attività per i giovani e centri di avviamento allo sport, e nel 2003, da comandante del II Reparto mobile, ha promosso altre iniziative dello stesso tipo. Ha ricevuto le onorificenze di Ufficiale e di Commendatore dell’Ordine al merito della Repubblica italiana e, nel 2017, il Premio Borsellino.
Quanto al soprannome di «generale», non indica un grado militare. Nella Polizia di Stato i funzionari seguono una carriera con gradi propri, da commissario a dirigente generale, uno dei gradi apicali, che nell’equiparazione tra le amministrazioni dello Stato corrisponde ai gradi di generale delle Forze armate. Trozzi, ex dirigente generale, è dunque «il generale» nel linguaggio comune e giornalistico, anche perché il profilo antimafia e dei reparti speciali ne fa una figura di forte riconoscibilità. Un profilo istituzionale che potrebbe dare una fisionomia precisa alla proposta dei tre partiti. Resta però da capire se la trattativa porterà davvero alla sua candidatura o se il confronto interno farà emergere altre soluzioni. Tra le ipotesi circola anche quella di Maristella Urbini, coordinatrice comunale di Forza Italia, già assessora alla Cultura e vicesindaca nell’amministrazione di Enio Pavone.
Il dato politico, intanto, è chiaro: il centrodestra rosetano cerca una strada per superare le divisioni e presentarsi con un progetto riconoscibile. Ma una cosa è ricompattare una parte dello schieramento, un’altra riunirlo tutto. La candidatura di Quaranta, sostenuta da Fratelli d’Italia, Noi Moderati e dalle civiche, resta sul tavolo. Se Forza Italia, Lega e Udc trovassero la sintesi su Trozzi, il quadro elettorale cambierebbe, ma resterebbe da sciogliere il rapporto con Fratelli d’Italia e con gli alleati che hanno già scelto Quaranta. La parola «unità» dovrà essere verificata nei fatti, con accordi, programmi e decisioni condivise. Sul fronte opposto, il sindaco Mario Nugnes punta alla riconferma e si prepara a una competizione in cui le alleanze avranno un peso rilevante. La frammentazione degli avversari è un elemento da non sottovalutare, ma gli equilibri definitivi dipenderanno dalle scelte delle prossime settimane e dalla capacità di ogni schieramento di presentare una proposta credibile agli elettori. La politica, del resto, è fatta anche di passaggi inattesi: ieri le divisioni, oggi la ricerca di un nome capace di riaprire il dialogo. Per ora la trattativa resta aperta e la ricomposizione dell’intero centrodestra non può essere data per scontata.