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L'inchiesta

Colosseo, otto indagati per la morte di Andrea Moretti: c'è anche il cognato

Previsto l'esame autoptico all'Istituto di Medicina legale dell'Università Sapienza di Roma, che dovrà fornire ulteriori elementi sulle cause della morte e sulle lesioni riportate

La vittima e il luogo della tragedia
La vittima e il luogo della tragedia
di Tito Di Persio
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 ROMA. Si allarga l'inchiesta della Procura di Roma sulla morte di Andrea Moretti, il 22enne di Tottea di Crognaleto precipitato da circa dieci metri all'interno del Colosseo nella notte tra il 22 e il 23 settembre. Gli indagati sono diventati otto e tra loro figura anche il cognato del giovane, che quella notte si trovava nel cantiere insieme ad altri operai.

L'indagine, coordinata dal procuratore aggiunto Antonino Di Maio, procede per omicidio colposo in relazione alle ipotesi di violazione delle norme sulla sicurezza nei luoghi di lavoro. L'iscrizione del cognato e di un altro dipendente della ditta rappresenta un ulteriore sviluppo di un'inchiesta che cerca di ricostruire non soltanto gli ultimi istanti di vita di Andrea, ma anche come fosse organizzato il lavoro all'interno del monumento e quali fossero ruoli, responsabilità e procedure di sicurezza. Secondo RaiNews, entrambi ricoprivano nell'azienda il ruolo di lavoratori preposti alla sicurezza. Gli altri indagati comprendono cinque figure legate alla gestione dei lavori e della sicurezza del Parco Archeologico e il titolare e amministratore unico della società che aveva ottenuto una parte dei lavori in subappalto. Andrea era impegnato nella realizzazione del nuovo impianto di illuminazione del Colosseo. Il giovane, specializzato nei lavori in quota e appassionato di alpinismo, stava operando tra il secondo e il terzo anello dell'Anfiteatro Flavio quando è precipitato nel vuoto. Al momento della caduta, nel cantiere erano presenti altri due operai, tra cui il cognato. Nessuno dei due avrebbe assistito direttamente alla precipitazione: hanno riferito agli investigatori di avere sentito soltanto il rumore del corpo dopo la caduta.

L'attrezzatura utilizzata da Andrea è uno dei punti centrali dell'indagine. Il 22enne è stato trovato con l'imbracatura indossata, ma la fune non risultava agganciata. La cima, secondo quanto emerso dai primi accertamenti, non sarebbe stata spezzata e sarebbe stata individuata alcuni metri più in alto. Un dato che, da solo, non consente ancora di stabilire cosa sia accaduto: gli investigatori devono capire se la fune non fosse stata ancora collegata, se fosse stata sganciata durante una manovra oppure se vi sia stato un problema nell'utilizzo dell'attrezzatura. Per questo è stata disposta una consulenza tecnica sui dispositivi di protezione.Gli inquirenti stanno inoltre acquisendo e analizzando le immagini delle telecamere presenti nell'area del Colosseo: una parte della videosorveglianza potrebbe aver ripreso almeno alcune fasi dell'incidente e fornire elementi utili per ricostruire cosa sia accaduto immediatamente prima della caduta. Anche la scena è stata documentata con l'utilizzo di un drone.Un altro capitolo riguarda l'organizzazione del lavoro. Tra gli aspetti da verificare c'è la presenza o meno di un secondo operatore incaricato di assistere da terra il lavoratore impegnato in quota, oltre alla corretta predisposizione dei sistemi di sicurezza. Gli investigatori stanno passando al setaccio anche il Documento di Valutazione dei Rischi e il Piano Operativo di Sicurezza, oltre alla documentazione relativa all'appalto e al subappalto.

Un ulteriore fronte investigativo è la formazione professionale di Andrea. La Procura vuole accertare se il 22enne fosse in possesso dei requisiti e della formazione necessari per svolgere quel particolare tipo di attività in quota. Secondo quanto riportato da La Repubblica, nel documento di idoneità lavorativa acquisito dagli investigatori compare la mansione di «manovale-operaio edile», mentre non compare quella di «rocciatore». Si tratta di un elemento documentale che dovrà essere verificato e contestualizzato attraverso tutta la restante documentazione professionale e formativa del giovane.

L'inchiesta dovrà dunque mettere insieme diversi tasselli: la posizione e l'integrità della fune, l'imbracatura, le procedure adottate nel lavoro in quota, l'eventuale presenza di un assistente a terra, le condizioni di illuminazione dell'area, la formazione del lavoratore e la catena delle responsabilità all'interno del cantiere. Nessuno di questi elementi, preso singolarmente, consente al momento di stabilire le cause della caduta.

Oggi, 28 settembre, è previsto l'esame autoptico all'Istituto di Medicina Legale dell'Università Sapienza di Roma, che dovrà fornire ulteriori elementi sulle cause della morte e sulle lesioni riportate dal giovane. Tra gli aspetti che gli investigatori intendono chiarire c'è anche l'eventuale presenza di un malore precedente alla caduta, ipotesi che dovrà essere verificata attraverso gli esami medico-legali e gli altri accertamenti tecnici. Nel frattempo il Colosseo, dopo tre giorni di chiusura disposti in seguito alla morte del giovane operaio, è stato riaperto al pubblico il 26 settembre. I lavori all'interno del cantiere erano invece stati sospesi per consentire agli investigatori di effettuare gli accertamenti.

La Procura dovrà ora ricostruire con precisione quei pochi istanti compresi tra l'inizio dell'operazione e la caduta di Andrea Moretti: saranno la consulenza sull'attrezzatura, l'analisi delle immagini, la documentazione sulla sicurezza, gli accertamenti medico-legali e le testimonianze dei lavoratori presenti a stabilire cosa sia realmente accaduto. Per gli otto iscritti nel registro degli indagati, naturalmente, vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.