Politica
Roseto 2027, il PD si avvicina all'area di Nugnes
di Tito Di Persio

ROMA. Lesioni multiple da caduta: è questa, secondo quanto emerso dall'esame autoptico eseguito ieri all'Istituto di Medicina Legale dell'Università Sapienza, la causa della morte di Andrea Moretti, il 22enne di Tottea di Crognaleto precipitato da circa dieci metri all'interno del Colosseo nella notte tra il 22 e il 23 settembre, mentre lavorava al nuovo impianto di illuminazione del monumento. I risultati definitivi dell'esame medico-legale arriveranno tra 90 giorni, ma per avere un quadro più chiaro entro tempi più brevi, nel giro di un paio di settimane verranno svolti anche gli esami tossicologici, che serviranno a stabilire se il giovane avesse bevuto o assunto sostanze prima di mettersi al lavoro. Al momento si tratta soltanto di un'ipotesi, che gli investigatori intendono verificare e, se possibile, escludere.
Sono intanto salite a otto le persone iscritte nel registro degli indagati dalla Procura di Roma, coordinata dal procuratore aggiunto Antonino Di Maio, con l'accusa di omicidio colposo in relazione alle ipotesi di violazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro. Quasi tutti sono legati alle imprese impegnate nei lavori del monumento e, tra loro, figura anche il cognato della vittima, presente quella notte nel cantiere insieme a un altro operaio, entrambi con il ruolo di lavoratori preposti alla sicurezza in azienda. Nessuno dei due, tuttavia, avrebbe assistito direttamente alla caduta: agli investigatori hanno riferito di aver sentito soltanto il rumore del corpo dopo l'impatto. Gli altri indagati comprendono cinque figure legate alla gestione dei lavori e della sicurezza del Parco Archeologico e il titolare e amministratore unico della società che aveva ottenuto una parte dei lavori in subappalto. Per tutti, va ribadito, vale la presunzione di innocenza fino a eventuale sentenza definitiva.
Al centro dell'inchiesta restano soprattutto due aspetti. Il primo riguarda un documento che, agli atti, sembra mancare: tra le carte acquisite dai Carabinieri non sarebbe ancora comparsa la certificazione della specializzazione di rocciatore, quella che attesterebbe la formazione necessaria per svolgere quel particolare tipo di lavoro in quota. Un elemento che si lega a quanto già emerso nei giorni scorsi, quando era stato riportato da La Repubblica che nel documento di idoneità lavorativa di Andrea comparisse la mansione di «manovale-operaio edile», e non quella di «rocciatore». Il secondo nodo riguarda invece l'organizzazione del lavoro nella notte dell'incidente: Andrea, durante l'operazione, sarebbe rimasto solo, contrariamente a quanto stabilisce la legge, che impone la presenza di una seconda persona di supporto per quel tipo di attività in quota.
Accanto a questi due aspetti resta poi il giallo della fune, trovata non agganciata al momento della caduta e non spezzata, individuata alcuni metri più in alto rispetto alla posizione in cui si trovava Andrea: per chiarire questo punto è stata disposta una consulenza tecnica sui dispositivi di protezione. Gli inquirenti stanno inoltre analizzando le immagini delle telecamere presenti nell'area del Colosseo, che potrebbero aver ripreso almeno alcune fasi dell'incidente, e hanno documentato la scena anche con l'ausilio di un drone. Sotto esame anche il Documento di Valutazione dei Rischi, il Piano Operativo di Sicurezza e tutta la documentazione relativa ad appalto e subappalto.
La Procura dovrà ora mettere insieme tutti i tasselli raccolti finora, dalla perizia sull'attrezzatura agli esami tossicologici, dalle immagini delle telecamere alle testimonianze dei lavoratori presenti, per ricostruire con precisione quei pochi istanti compresi tra l'inizio dell'operazione e la caduta di Andrea Moretti, e stabilire se dietro la tragedia vi siano state responsabilità legate alla sicurezza del cantiere.