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Il caso

Ciclabile di Teramo, si dimettono i vertici Fiab: la motivazione

Il presidente Gianni Di Francesco e altri due fondatori lasciano Fiab Teramo dal 1° gennaio: nel mirino il progetto del Comune e il ruolo del nazionale

Gianni Di Francesco, Raffaele Di Marcello, Valter Ciaffoni
Gianni Di Francesco, Raffaele Di Marcello, Valter Ciaffoni
di Redazione Teramo
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TERAMO. I vertici di Fiab Teramo si dimettono in blocco. A lasciare sono il presidente Gianni Di Francesco e i fondatori Raffaele Di Marcello e Valter Ciaffoni, tre dei nove soci che diedero vita all’associazione. Le dimissioni avranno effetto dal 1° gennaio.

Il nodo della nuova ciclabile

Alla base della decisione c’è la nuova ciclabile realizzata dal Comune di Teramo, progettata da Alessandro Tursi, all’epoca presidente nazionale Fiab. Secondo i dimissionari, il progetto comunale avrebbe di fatto “scavalcato” quello elaborato dalla Provincia e già condiviso con Fiab Teramo, che prevedeva una ciclovia nel parco fluviale.

“Nessuna condivisione con la città”

I tre parlano di totale assenza di confronto: «Il Comune è entrato a gamba tesa sul progetto provinciale, senza condividere nulla con la città. Non entriamo nel merito se la ciclabile sia migliore o peggiore, ma non è stata nemmeno inaugurata, nonostante l’avessimo chiesto».

Critiche su Pums e manutenzione

Nel mirino finiscono anche le strategie complessive sulla mobilità sostenibile: dal Pums alla gestione delle infrastrutture esistenti. «La ciclabile resta inutilizzata, è sporca, manca manutenzione e i ciclisti si lamentano», spiegano.

Il rapporto con Fiab Italia

Altro punto critico è il rapporto con il livello nazionale. «Riteniamo grave l’ingerenza di Fiab Italia sull’autonomia del territorio. La nostra associazione è stata ignorata e di fatto scavalcata», concludono.