Sanità
Teramo, liste d’attesa senza fine: ecocolordoppler alle carotidi nel 2030
di Giancarlo Falconi

TERAMO. Nel carcere di Castrogno, a Teramo, sarebbe presente un bambino di circa due o tre anni, figlio di una donna detenuta. Una situazione segnalata a metà settembre 2026 dal Coordinamento Codice Rosso e sulla quale sono state chieste verifiche urgenti.
La presidente del Coordinamento, Adele Di Rocco, ha sollecitato l’intervento delle autorità competenti affinché vengano chiarite le circostanze e accertato il pieno rispetto delle norme e delle garanzie previste per la tutela dei minori all’interno di una struttura penitenziaria.
Alla questione legata alla presenza del bambino si aggiungerebbe quella relativa all’assistenza sanitaria all’interno del carcere.
Nonostante un avviso pubblico, Castrogno sarebbe infatti ancora sottorganico di otto infermieri. Tra il personale sanitario presente, inoltre, non vi sarebbe alcun medico o infermiere con una specializzazione in pediatria.
Un quadro che si intreccia con il carico di lavoro sostenuto dagli operatori. Gli otto infermieri impegnati complessivamente nell’arco delle 24 ore sarebbero chiamati a fronteggiare una pressione particolarmente pesante.
Una condizione che pone inevitabilmente un interrogativo sulla tenuta del servizio nel tempo e, soprattutto, sulle conseguenze che un carico di lavoro così elevato potrebbe avere sulla soglia di attenzione del personale sanitario.
La presenza di un bambino così piccolo all’interno del carcere rende quindi ancora più delicata una situazione sulla quale il Coordinamento Codice Rosso ha chiesto verifiche immediate, sia sotto il profilo delle garanzie previste per il minore sia rispetto all’organizzazione dell’assistenza sanitaria all’interno di Castrogno.
Il bambino, comunque, dovrebbe essere presto trasferito in ambienti ritenuti decisamente più idonei alla sua crescita, lasciando così la struttura penitenziaria per una sistemazione maggiormente adeguata alle esigenze di un minore di questa età.
Resta però aperta una criticità che va ben oltre il singolo caso: la carenza di personale infermieristico all’interno del carcere. Una mancanza che continua a pesare sull’organizzazione sanitaria della struttura e che, al di là dell’imminente trasferimento del bambino, mantiene intatto il problema delle condizioni di lavoro degli operatori e della tenuta complessiva dell’assistenza.