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Colleatterrato Basso, l’acqua si perde ma si rifanno le strisce stradali: la manutenzione al contrario - Video
di Giancarlo Falconi

TERAMO. La nuova autostazione di Teramo rischia di ripiombare in una vecchia storia. Quella di una sala d’attesa che, soprattutto nelle ore notturne, smette di essere il luogo destinato ai viaggiatori e si trasforma in un dormitorio di fortuna.
Le temperature stanno scendendo e alcune persone senza una sistemazione trovano riparo all’interno della struttura. Una situazione che impone due domande, entrambe necessarie: dove sono le risposte sociali per chi non ha un posto in cui trascorrere la notte? Chi garantisce, allo stesso tempo, che l’autostazione possa svolgere la funzione per la quale è stata realizzata?
Il contrasto è evidente. Da una parte c’è un bar pulito, ordinato, con personale sempre disponibile, gentile e capace di fornire informazioni a chi arriva e parte da Teramo. Accanto, un’edicola che negli anni è diventata quasi un’oasi al fronte: un punto di lettura e di riferimento che continua a rappresentare quella normalità fatta di servizi, attenzione e decoro.
Bar ed edicola finiscono così per essere la vera cartolina dell’autostazione e, in qualche modo, anche del capoluogo. Poi c’è la sala d’attesa. Con l’arrivo del freddo sembra tornare progressivamente alla vecchia funzione impropria di ricovero notturno, con inevitabili conseguenze sulla fruibilità degli spazi da parte dei passeggeri.
Il problema, però, non può essere scaricato sulle persone più fragili. Una stazione degli autobus non può sostituire un centro di accoglienza, così come chi non ha un tetto non può essere semplicemente spostato da un luogo all’altro senza una soluzione.
Serve capire chi abbia la responsabilità della vigilanza della struttura, quali controlli siano previsti nelle ore serali e notturne e soprattutto quale rete di assistenza venga attivata quando una persona cerca riparo dal freddo.
Una città si misura anche da questo: dalla capacità di tenere insieme decoro e solidarietà, sicurezza e dignità. Altrimenti il rischio è quello di avere inaugurato una nuova autostazione lasciandole dentro, irrisolti, tutti i vecchi problemi.