Controllo
Montesilvano, locale chiuso per 10 giorni dopo episodi di violenza: era già stato sospeso a giugno
di Paolo Renzetti

SPOLTORE. Il caso della tragica scomparsa di Alina Cozac, avvenuta all'alba del 22 gennaio 2023 a Spoltore, si sposta ora nelle aule della Corte d'assise d'Alappello dell'Aquila. La sentenza di primo grado, pronunciata a Chieti lo scorso settembre dal giudice Campli, aveva condannato l'unico imputato, Mirko De Martinis, a 18 anni di reclusione per omicidio preterintenzionale. Una decisione che, tuttavia, non ha soddisfatto nessuna delle parti in causa, portando sia la Procura di Pescara che la difesa a presentare ricorso. I pubblici ministeri Giuseppe Bellelli e Annarita Mantini, che in primo grado avevano richiesto l'ergastolo, continuano a sostenere la tesi del femminicidio volontario aggravato.
L’accusa
Secondo l'accusa, il movente del delitto sarebbe da ricercare nella ferma volontà di Alina Cozac di porre fine alla convivenza per trasferirsi da un'amica, scatenando la reazione violenta dell'uomo. Il ricorso della procura punta a una rivalutazione della sentenza, contestando l'assenza di un dibattito approfondito sulla qualificazione del reato come omicidio volontario anziché preterintenzionale.
La difesa
Sul fronte opposto, il difensore dell'imputato, l'avvocato Antonio Di Blasio, punta alla piena assoluzione di Mirko De Martinis perché il fatto non sussiste. La strategia difensiva mira a smontare la ricostruzione della Corte d'assise di Chieti, la quale ha attribuito il decesso a una stretta al collo (attuata tra braccio e avambraccio) capace di causare un arresto cardiaco. La difesa nega fermamente che quella notte ci sia stata una lite furibonda e ha richiesto formalmente: una nuova perizia medico-legale per chiarire le cause del decesso; un ulteriore esame dei sanitari del 118 in merito alle manovre di soccorso effettuate sulla vittima; in subordine, la concessione delle attenuanti generiche con conseguente riduzione della pena.
I giudici
Mentre per i giudici di primo grado non vi era prova piena dell'elemento soggettivo necessario per l'omicidio volontario, non è stata ritenuta credibile nemmeno la tesi di un decesso spontaneo dovuto a patologie pregresse. Il processo di secondo grado dovrà dunque sciogliere questo nodo cruciale, stabilendo se la morte di Alina Cozac sia stata un tragico incidente, una conseguenza non voluta di un'aggressione o un atto deliberato.