Controllo
Montesilvano, locale chiuso per 10 giorni dopo episodi di violenza: era già stato sospeso a giugno
di Paolo Renzetti

«Era possibile e anche dovuto». Con queste parole la Corte di Cassazione ha tracciato il solco in cui si inserisce la durissima requisitoria del sostituto procuratore Paolo Barlucchi a Perugia. Nel corso del processo bis per la tragedia di Rigopiano, l'accusa ha puntato il dito contro le presunte omissioni legate alla mancata realizzazione della Carta di localizzazione dei pericoli da valanga, uno strumento che avrebbe potuto evitare la morte di ventinove persone.
Le richieste della Procura Generale
La Procura Generale ha chiesto condanne a tre anni e dieci mesi per sei dipendenti della Regione Abruzzo, già assolti nei precedenti gradi di giudizio. Le accuse ipotizzate riguardano l'omicidio colposo plurimo in concorso con il crollo di costruzioni colposo aggravato. Secondo il magistrato, il vuoto amministrativo sulla sicurezza montana ha giocato un ruolo fatale nel disastro che ha travolto l'albergo a Farindola il 18 gennaio 2017.
Le posizioni provinciali e comunali
Per quanto riguarda il fronte provinciale e comunale, il procuratore ha ribadito la necessità di confermare le condanne a tre anni e quattro mesi per i tecnici della Provincia di Pescara, Mauro Di Blasio e Paolo D’Incecco. Richiesta di conferma anche per le pene a due anni e otto mesi inflitte a Ilario Lacchetta, ex sindaco di Farindola, e al geometra Enrico Colangeli.
Verso la sentenza definitiva
La Corte, presieduta dal giudice Paolo Micheli, attende ora le ultime controrepliche delle difese. Salvo rinvii dell'ultimo momento, l'undici febbraio verrà pronunciata la sentenza definitiva. Le famiglie delle vittime, tornate recentemente sul sito dell'albergo per onorare i propri cari, attendono una risposta che metta fine a un decennio di dolore e battaglie legali.