Controllo
Montesilvano, locale chiuso per 10 giorni dopo episodi di violenza: era già stato sospeso a giugno
di Paolo Renzetti

PERUGIA. La fase delle controrepliche nel processo di Rigopiano segna un momento decisivo per la sorte degli imputati. I legali hanno ribadito con forza la richiesta di assoluzione, sostenendo che “la valanga sia stata un evento di una fatalità imprevedibile". Secondo la tesi difensiva, i funzionari della Regione Abruzzo e degli enti locali non possono essere ritenuti colpevoli per un caso fortuito, poiché una condanna basata sulla necessità di trovare un colpevole a ogni costo violerebbe i principi del diritto.
Nonostante il profondo rispetto per il dolore delle vittime, la difesa contesta la ricostruzione del sostituto procuratore generale Paolo Barlucchi, che ha chiesto pene comprese tra i due e i tre anni di reclusione. Gli avvocati sostengono che le presunte omissioni organizzative e la mancata realizzazione della Carta del pericolo valanghe non abbiano avuto un ruolo determinante nel disastro. L’irrazionalità di una tragedia così assurda, si legge nelle memorie, “non deve tradursi nell’irrazionalità di una condanna ingiusta".
L’attenzione resta alta sulle responsabilità dei funzionari pubblici e sulla gestione dell'emergenza, mentre la corte si prepara a valutare se la prevenzione fosse davvero possibile o se la natura sia stata l'unica, tragica protagonista.