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A Perugia

Processo di Rigopiano, le difese puntano sul caso fortuito: "Fatalità imprevedibile"

Nell'appello bis gli imputati chiedono l'assoluzione: ​"L’irrazionalità di una tragedia così assurda non deve tradursi nell’irrazionalità di una condanna ingiusta"

I soccorsi sul posto
I soccorsi sul posto
di Luca Di Renzo
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PERUGIA. ​La fase delle controrepliche nel processo di Rigopiano segna un momento decisivo per la sorte degli imputati. I legali hanno ribadito con forza la richiesta di assoluzione, sostenendo che “la valanga sia stata un evento di una fatalità imprevedibile". Secondo la tesi difensiva, i funzionari della Regione Abruzzo e degli enti locali non possono essere ritenuti colpevoli per un caso fortuito, poiché una condanna basata sulla necessità di trovare un colpevole a ogni costo violerebbe i principi del diritto.

​Nonostante il profondo rispetto per il dolore delle vittime, la difesa contesta la ricostruzione del sostituto procuratore generale Paolo Barlucchi, che ha chiesto pene comprese tra i due e i tre anni di reclusione. Gli avvocati sostengono che le presunte omissioni organizzative e la mancata realizzazione della Carta del pericolo valanghe non abbiano avuto un ruolo determinante nel disastro. ​L’irrazionalità di una tragedia così assurda, si legge nelle memorie, “non deve tradursi nell’irrazionalità di una condanna ingiusta".

L’attenzione resta alta sulle responsabilità dei funzionari pubblici e sulla gestione dell'emergenza, mentre la corte si prepara a valutare se la prevenzione fosse davvero possibile o se la natura sia stata l'unica, tragica protagonista.