Abruzzo Daily

Logo
Logo
Le indagini

Pescara, spaccio ed estorsione: 19 indagati - I dettagli dell'operazione "Prison Break"

Tutto è partito nel febbraio dell'anno scorso quando furono sequestrati nel carcere San Donato dispositivi elettronici e sostanze stupefacenti

(foto di archivio)
(foto di archivio)
di Paolo Renzetti
2 MINUTI DI LETTURA

PESCARA. Su delega della Procura della Repubblica, i carabinieri della compagnia di Pescara hanno dato esecuzione a un’ordinanza di applicazione di misura cautelare, disposta dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Pescara, Mariacarla Sacco, nei confronti di 19 persone, 13 già detenute in carcere (attualmente reclusi tra la casa circondariale di Pescara e in quelle di Rieti, Frosinone, Civitavecchia e Siena), 3 da sottoporre a misura restrittiva in carcere, 2 agli arresti domiciliari e 1 raggiunto dal divieto di dimora nel Comune di Pescara.

Sono gravemente indiziati di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio, divieto di utilizzo di dispositivi elettronici ed estorsione. Sono in atto in queste ore – all’alba del 17 marzo – numerose perquisizioni con l’ausilio di un velivolo del Nucleo elicotteri carabinieri del comando provinciale di Pescara.  

I dettagli

Resi noti i particolari dell’operazione “Prison Break” portata a termine nelle ultime ore. Una organizzazione malavitosa composta da cittadini italiani e albanesi, dedita – ricostruiscono i militari dell’Arma – all’introduzione nelle case circondariali telefonini e sostanze stupefacenti (cocaina, hashish e marijuana), è stata infatti sgominata dai carabinieri del comando provinciale di Pescara.

Come è nata

L’operazione è stata coordinata dal sostituto procuratore della Procura di Pescara Gennaro Varone e come ha spiegato questa mattina, 17 marzo, in conferenza stampa il colonnello Stefano Ranalletta, comandante provinciale dell’Arma di Pescara, è partita nel febbraio 2025 quando furono sequestrati nel carcere San Donato di Pescara dispositivi elettronici e sostanze stupefacenti.

L’avvio dell’attività investigativa, in collaborazione con la Polizia Penitenziaria su direzione della Procura, ha permesso, tramite un servizio di osservazione anche con l’ausilio di microcamere, di documentare una rete di approvvigionamento di droga (hashish e cocaina) nel carcere da parte dei detenuti che dall’interno delle celle impartivano ordini all’esterno attraverso l’utilizzo di microcellulari fraudolentemente introdotti all’interno.

I palloni e le palline da tennis

Come ha spiegato il comandante provinciale, sono stati documentati lanci di palloni da calcio e palline da tennis riempiti di droga all’interno delle aree perimetrali ricreative del carcere in coincidenza delle ore d’aria. In altri casi è stato poi documentato il tentativo di introdurre ulteriormente telefonini e droga occultati all’interno di provviste alimentari, effetti personali e anche attraverso forme di occultamento endorettali.