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di Paolo Renzetti

PESCARA. L’indagine sulla morte di Andrea Costantini, il trentottenne originario di Penne rinvenuto senza vita lo scorso settembre, segna un passaggio cruciale che allontana l'ipotesi del gesto volontario. Durante l'ultimo incontro tecnico convocato dal professor Cristian D’Ovidio, medico legale incaricato dalla procura di Larino, è emerso che i rilievi autoptici eseguiti finora non sono sufficienti a stabilire con certezza le cause del decesso.
All'incontro hanno partecipato i legali della compagna Angela Di Leva e dei familiari, concordando sulla necessità di coinvolgere una genetista per esami irripetibili su reperti chiave.
I punti oscuri del ritrovamento
Il quadro investigativo si concentra su elementi che mettono in discussione l’iniziale archiviazione per suicidio. La distanza tra il corpo e l’arma del delitto (circa dieci metri), unitamente alla natura delle lesioni, suggerisce una dinamica ancora tutta da chiarire.
Analisi forense e rilievi sul dna
La difesa ha già depositato una copia forense derivante dall'analisi dei dispositivi elettronici della vittima, fornendo nuovi spunti alle indagini. Il fulcro della nuova istanza presentata al gip riguarda però l'aspetto scientifico: è stato richiesto formalmente l'esame del dna sia sugli indumenti indossati da Andrea Costantini al momento del decesso, sia sulla lama e sull'impugnatura del coltello insanguinato ritrovato sulla scena.
I dubbi
Nonostante il ritrovamento di un biglietto d’addio scritto in stampatello, i dubbi sollevati dai legali di parte civile hanno spinto la procura di Larino a riaprire il caso. Il parere tecnico del medico legale e la successiva perizia genetica saranno determinanti per stabilire se il coltello sia effettivamente l'arma del delitto e se vi sia stata la partecipazione di terzi. Il processo di valutazione resta dunque in atto, in attesa che la scienza fornisca le risposte mancanti su una morte ancora avvolta nel mistero.