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di Tommaso Silvi

PESCARA. «Facciamo cadere Pescara», «Le gioiellerie le svuotiamo». Non sono frasi inventate per un film sulla guerriglia urbana, ma messaggi comparsi in una conversazione Telegram dedicata alla manifestazione annunciata per domani, sabato 24 ottobre, nel cuore di Pescara.
Gli screenshot della chat, denominata "PROTESTE A PESCARA", mostrano un gruppo che conta 163 iscritti e nel quale, accanto ai messaggi organizzativi, compaiono dichiarazioni particolarmente preoccupanti. Parole che potrebbero anche essere provocazioni, ma che, alla luce dei recenti episodi di violenza nelle manifestazioni, non possono essere sottovalutate.
Manifestazione a Pescara, il ritrovo alle 15 in piazza Salotto
Il ritrovo indicato dagli amministratori è fissato alle 15 in piazza Salotto, con la possibilità di arrivare anche mezz'ora dopo. Nel messaggio organizzativo vengono suggeriti abiti neri, passamontagna, maschere antigas, fumogeni e persino petardi e mortai. Un elenco che supera decisamente le normali indicazioni per partecipare a una manifestazione pacifica.
Le frasi nella chat Telegram: «Facciamo cadere Pescara»
Tra gli interventi più inquietanti c'è quello di un partecipante che scrive: «Il 24 nessun telefono dalle 3 in poi», seguito da «Facciamo cade Pescara» e «Le gioiellerie le svuotiamo». Un altro utente propone, con un'emoji sorridente, di utilizzare ricetrasmittenti.
Non mancano riferimenti espliciti a possibili danneggiamenti di negozi e attività commerciali. Alcuni partecipanti arrivano a indicare esercizi da prendere di mira, mentre altri parlano di gioiellerie e attività di compravendita dell'oro, lasciando intendere possibili azioni di saccheggio.
Il suggerimento di coprirsi il volto per evitare identificazioni
Ancora più significativo è il passaggio nel quale viene suggerito di mantenere il volto coperto anche dopo essersi allontanati dalla manifestazione, fino a raggiungere zone prive di telecamere. Un'indicazione che sembra finalizzata a evitare eventuali identificazioni.
Sicurezza, attenzione delle forze dell'ordine e possibili disordini
Massima attenzione, dunque, sul fronte della sicurezza. La Digos e le altre forze dell'ordine rappresentano il principale presidio di prevenzione rispetto a una situazione che richiede particolare vigilanza. Resta da conoscere nel dettaglio quali attività di monitoraggio siano già state avviate e quali misure verranno adottate per l'appuntamento di domani.
I recenti fatti di Milano rendono ancora più delicato il quadro, soprattutto rispetto alla possibilità che gruppi intenzionati a provocare disordini possano inserirsi all'interno di una manifestazione.
Il diritto di manifestare e il rischio di violenze
Occorre naturalmente distinguere chi intende esercitare il proprio diritto costituzionale a manifestare pacificamente da chi, nascosto dietro un profilo Telegram, ipotizza violenze e reati. Le parole pubblicate nella chat non dimostrano che esista un piano criminale organizzato, né che le minacce saranno effettivamente messe in pratica. Restano tuttavia dichiarazioni che meritano di essere valutate con attenzione.
Tra gli stessi partecipanti emergono posizioni differenti. Qualcuno avverte che chi provocherà disordini dovrà assumersene personalmente le responsabilità. Un altro sostiene che nessuno debba farsi male. Segnali di prudenza che convivono, però, con messaggi di tenore ben diverso.
Commercianti, residenti e passanti: la sicurezza del centro
La questione non riguarda soltanto la sicurezza degli eventuali manifestanti, ma anche quella dei commercianti, dei residenti, dei passanti e degli operatori delle forze dell'ordine.
Pescara non può permettersi di trasformare una manifestazione di protesta in una giornata di paura. Il diritto al dissenso va tutelato, così come il diritto dei cittadini a vivere e lavorare in sicurezza.
Domani sarà fondamentale impedire che pochi individui, qualora decidessero di passare dalle parole ai fatti, possano trasformare il centro cittadino in uno scenario di violenza.
Una protesta può essere rumorosa, dura, persino scomoda. Ma quando nelle conversazioni si comincia a parlare di svuotare gioiellerie e distruggere vetrine, il confine tra manifestazione e possibile azione criminale diventa una questione concreta di ordine pubblico.
Il compito delle istituzioni è fare in modo che quel confine non venga superato.