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Sanità

Pescara, autismo e diritto alle cure: il paradosso dei viaggi della speranza in Abruzzo

La denuncia di una famiglia pescarese evidenzia le carenze del sistema sanitario regionale nel garantire la continuità terapeutica dopo la maggiore età

Pescara, autismo e diritto alle cure: il paradosso dei viaggi della speranza in Abruzzo
di Luca Di Renzo
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PESCARA.  Un ragazzo di 19 anni residente a Pescara, affetto da autismo, si trova attualmente nell’impossibilità di ricevere le terapie necessarie a causa di un trasferimento forzato del percorso di cura in una struttura di Lanciano. La notizia è emersa a seguito della denuncia dei familiari, impossibilitati a sostenere logisticamente ed economicamente il tragitto quotidiano tra le due città. Il giovane, che necessita di assistenza specialistica costante, rischia l’interruzione dei trattamenti a causa di una gestione burocratica che non tiene conto delle fragilità del nucleo familiare e della distanza chilometrica tra la residenza e il centro di riabilitazione assegnato.

Il nodo del passaggio all'età adulta

Il caso solleva ancora una volta il velo sulla gestione dei pazienti autistici dopo il compimento del diciottesimo anno di età. Molto spesso, il passaggio dai servizi per l'infanzia a quelli per l'età adulta si trasforma in un vuoto assistenziale o in uno spostamento forzato verso centri lontani dal proprio domicilio. Per questo giovane di 19 anni, la continuità terapeutica è diventata una sfida logistica insormontabile: la famiglia ha dichiarato apertamente di non essere in grado di affrontare il viaggio verso Lanciano, rendendo di fatto il diritto alla salute un privilegio inaccessibile.

Le dichiarazioni dei familiari

"Non possiamo permetterci di percorrere decine di chilometri ogni giorno", hanno spiegato i genitori del ragazzo. "Chiediamo che le istituzioni e la Asl trovino una soluzione sul territorio di Pescara. Interrompere le terapie ora significherebbe vanificare anni di progressi e condannare nostro figlio all'isolamento". La protesta mette in luce come la carenza di posti letto o di convenzioni nelle strutture locali pescarese stia costringendo diversi pazienti a una migrazione sanitaria interna che grava interamente sulle spalle dei privati.

Carenze strutturali e liste d'attesa

Il problema non riguarda un singolo caso, ma riflette una criticità strutturale della rete sanitaria abruzzese legata ai disturbi dello spettro autistico. Le liste d'attesa sature e la distribuzione non omogenea dei centri convenzionati creano disparità nel trattamento dei cittadini. La chiusura del percorso di cura a chilometro zero per i residenti di Pescara rappresenta un segnale d'allarme per tutte le associazioni di categoria che da tempo chiedono un potenziamento dei servizi di prossimità.

La necessità di un intervento istituzionale

La vicenda resta in attesa di una risposta concreta da parte degli organi competenti. Senza una deroga o un inserimento in una struttura limitrofa, il giovane rimarrà senza assistenza. Le autorità sanitarie sono chiamate a valutare con urgenza la possibilità di una presa in carico territoriale che rispetti la dignità del paziente e la sostenibilità del carico assistenziale per la famiglia, evitando che la distanza diventi un muro insormontabile per la salute.