Controllo
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di Paolo Renzetti

PESCARA. L'assemblea costitutiva della nuova città di Pescara ha approvato una richiesta formale di proroga indirizzata alla Regione Abruzzo nella serata di lunedì 31 agosto, per posticipare la nascita della nuova realtà amministrativa nata dalla fusione tra il capoluogo adriatico, Montesilvano e Spoltore.
La decisione si è resa necessaria a causa del mancato completamento delle condizioni tecnico-giuridiche indispensabili nei tempi stabiliti dalla legge regionale.
Con 38 voti favorevoli, 12 contrari e un astenuto, l'aula ha validato la relazione tecnica presentata dal responsabile dell'Ufficio di fusione Fabio Zuccarini. Il documento attesta l'impossibilità di ultimare il processo nei termini previsti, passando ora formalmente la decisione nelle mani della Regione Abruzzo.
Le criticità
La relazione illustra analiticamente il lavoro compiuto a partire dal 2023, evidenziando che pur essendo stati adottati i tre regolamenti fondamentali del nuovo Comune — relativi a contabilità, Consiglio comunale, uffici e servizi — permangono ancora cinque macro-funzioni gestite in modo autonomo dai tre enti originari.
Tra gli ostacoli principali figurano la forte frammentazione dei contratti, i modelli di gestione differenziati con concessioni in scadenza tra il 2028 e il 2036, il disallineamento degli ambiti territoriali per i servizi sociali e la disomogeneità dei sistemi informatici.
Secondo il documento programmatico, forzare i tempi attuali esporrebbe il territorio al concreto rischio di compromettere la continuità amministrativa. Vengono di conseguenza raccomandati il rinvio della costituzione dell'ente, una regia sovracomunale coordinata dalla Regione e un deciso potenziamento dell'operative Ufficio di fusione.
Bocciato l'emendamento
Durante la seduta assembleare è stato inoltre respinto con 38 voti contrari, 11 favorevoli e due astensioni l'emendamento proposto da Carlo Costantini, figura chiave e promotore del referendum del 2014 sulla fusione. La proposta mirava a dichiarare formalmente il mancato rispetto delle condizioni necessarie, sollecitando direttamente la Regione all'esercizio immediato del potere sostitutivo.