Le indagini
L'assassino di Maria Spinelli al rave in Svizzera ha confessato: è un ex militare - Le sue parole agli inquirenti
di Redazione cronaca

AARAU. «Tutto ciò che in questa delicata fase venga detto è prematuro. Ogni valutazione immediata sarebbe prematura e fuorviante». È la posizione di Gulmira, la madre di Maria Spinelli, affidata all’avvocata Antonella Crudeli dopo la conferenza stampa degli inquirenti svizzeri sulla sparatoria di Aarau nella quale - nella notte tra sabato 29 e domenica 30 agosto - la 22enne abruzzese ha perso la vita. Di fronte alla ricostruzione fornita dal procuratore e dalla polizia svizzera, la madre sceglie la strada della prudenza e, almeno per il momento, evita qualsiasi giudizio definitivo.
Le preclusioni del sistema giudiziario svizzero
«Comprendo che, istintivamente, gli interrogativi e i dubbi di fronte alla ricostruzione fornita dal Procuratore e dal corpo di Polizia siano molteplici, stante la evidente differenza del sistema giudiziario cui siamo abituati», spiega l’avvocata Crudeli. «Ma, ob torto collo, dobbiamo fare i conti con delle preclusioni ineludibili del sistema giudiziario-inquirente Svizzero». La famiglia, in questa fase, non ha ancora accesso completo agli atti dell’inchiesta.
L’attesa degli atti e la fiducia negli inquirenti
«All’esito dell’analisi degli atti di indagine, che potremo esercitare solo a seguito del deposito della dichiarazione di partecipazione al procedimento come attore privato da parte della madre, potremo esprimere ogni valutazione», precisa la legale. «Allo stato continuiamo a serbare la massima fiducia nell’Autorità Inquirente Svizzera».
La priorità della madre: riportare Maria a casa
Gulmira, intanto, ha una priorità diversa da quella di cercare subito risposte sulla dinamica della tragedia: riportare Maria a casa e preparare il suo ultimo viaggio. «La signora Gulmira, anche all’esito della conferenza stampa, continua ad essere concentrata sull’organizzazione dell’ultimo viaggio della povera figlia Maria», riferisce l’avvocata Crudeli.
Il gesto folle e la scelta di non incontrare l’arrestato
La madre prende atto della ricostruzione degli investigatori, secondo la quale la vita della ragazza sarebbe stata spezzata da un gesto folle. Ma, in questo momento, non sente la necessità di incontrare l’uomo accusato della sparatoria. «Vorrà vedere in faccia il folle autore, sì, ma non è una priorità al momento. E di certo, dare un volto all’autore, non riporterà in vita la figlia», afferma la legale.
La posizione del padre: servono risposte
Sul fronte del padre, Elvis, la posizione è invece concentrata sulla necessità di non considerare conclusa la ricostruzione dei fatti. Attraverso il suo avvocato Bruno Gallo, il padre ribadisce che la morte di Maria lascia ancora interrogativi che devono essere chiariti. «A seguito della conferenza stampa degli inquirenti svizzeri, per la famiglia resta centrale un elemento: Maria è stata uccisa a soli 22 anni e le circostanze del delitto non sono ancora state pienamente chiarite», afferma Gallo.
Una ricostruzione ancora incompleta
Secondo il legale, «le informazioni finora emerse non consentono di considerare conclusa la ricostruzione dei fatti». E soprattutto, «l’ipotesi di un gesto riconducibile a una presunta follia omicida non può esaurire ogni interrogativo né sostituire un accertamento puntuale».
Il profilo dell’arrestato e le armi detenute
L’attenzione del padre si concentra anche sulle condizioni dell’uomo arrestato, un cittadino svizzero di 43 anni, ex militare, che si è costituito alla polizia cantonale del Giura e ha confessato la sparatoria. Gli investigatori hanno riferito che avrebbe dichiarato di soffrire da tempo di problemi di salute mentale. Dalla sua automobile sono state sequestrate tre armi da fuoco: una pistola e due fucili d’assalto AK-74.
Il nodo delle armi e delle responsabilità
Un elemento che, secondo Elvis, deve essere approfondito. «Gli investigatori elvetici riferiscono che l’uomo arrestato avrebbe sofferto di problemi psichiatrici e, nonostante ciò, sembrerebbe detenesse legalmente armi da fuoco», sottolinea Gallo. «È un profilo sul quale deve essere fatta piena chiarezza, accertando come sia stato possibile e verificando ogni eventuale responsabilità, a qualunque livello, di chi fosse tenuto a prevenire una situazione di pericolo».
La richiesta di indagini rigorose
Il padre chiede quindi che l’inchiesta non si fermi alla spiegazione di un gesto incontrollato. «La famiglia chiede pertanto che le indagini proseguano con il massimo rigore, verificando ogni elemento utile a comprendere l’origine e le circostanze dell’aggressione», ribadisce il legale.
Due sensibilità diverse, un dolore comune
La madre e il padre, pur con sensibilità diverse, partono dallo stesso dolore. Gulmira pensa innanzitutto all’ultimo viaggio della figlia e invita ad attendere gli atti prima di formulare valutazioni. Elvis chiede invece che, accanto al dolore, rimanga forte la necessità di capire come sia stato possibile che Maria morisse a soli 22 anni in una sparatoria e come un uomo che avrebbe riferito di avere problemi psichici potesse detenere legalmente armi da fuoco.
Il desiderio di riportare Maria in Italia
Resta, infine, il desiderio della famiglia di riportare Maria in Italia. «Maria, in quanto figlia dell’Italia, non deve essere lasciata sola nel suo ultimo viaggio. L’Italia le deve essere vicina ed accoglierla definitivamente a casa con gli onori e la dignità che le spettano», conclude l’avvocato Bruno Gallo per conto del padre.
Una domanda che resta aperta
Per Gulmira, ora, c’è soprattutto da accompagnare Maria nel suo ultimo viaggio. Per Elvis c’è anche una domanda alla quale vuole trovare risposta: come è stato possibile che sua figlia, a soli 22 anni, sia stata uccisa in quel modo?