Le indagini
L'assassino di Maria Spinelli al rave in Svizzera ha confessato: è un ex militare - Le sue parole agli inquirenti
di Redazione cronaca

«Maria è stata uccisa a soli 22 anni e le circostanze del delitto non sono ancora state pienamente chiarite». È questo il punto di partenza della famiglia Spinelli dopo la conferenza stampa degli inquirenti svizzeri sulla sparatoria avvenuta al rave party di Aarau, nella quale ha perso la vita la giovane abruzzese nella notte tra sabato 29 e domenica 30 agosto. Il padre Elvis, attraverso il suo legale, l’avvocato Bruno Gallo, chiede che sulla morte della figlia non venga scritta troppo presto una parola definitiva. La ricostruzione fornita dagli investigatori, secondo la famiglia, non chiude infatti tutti gli interrogativi.
La dinamica ricostruita dagli inquirenti svizzeri
L’uomo arrestato, un cittadino svizzero di 43 anni, ex militare, si è costituito alla polizia cantonale del Giura e avrebbe confessato la sparatoria. Secondo quanto riferito dal responsabile delle indagini, Matthias Schildknecht, avrebbe raggiunto in automobile il parcheggio vicino all’ippodromo di Aarau, per poi dirigersi verso il rave e sparare più di quaranta colpi con un fucile d’assalto, indirizzandoli indiscriminatamente verso la folla. Maria è stata colpita da un singolo proiettile nella parte superiore del corpo, che ha raggiunto organi vitali. Dall’auto dell’arrestato sono state sequestrate tre armi da fuoco: una pistola e due fucili d’assalto AK-74.
Il nodo delle armi e dei problemi psichiatrici
Un elemento che, alla luce delle altre informazioni emerse, assume per la famiglia un peso particolare. Gli investigatori hanno infatti riferito che il 43enne avrebbe dichiarato di soffrire da tempo di problemi di salute mentale. L’uomo, tuttavia, non risultava noto alle forze dell’ordine e avrebbe detenuto legalmente le armi. È proprio su questo aspetto che Elvis Spinelli chiede risposte. «Gli investigatori elvetici riferiscono che l’uomo arrestato avrebbe sofferto di problemi psichiatrici e, nonostante ciò, sembrerebbe detenesse legalmente armi da fuoco. È un profilo sul quale deve essere fatta piena chiarezza, accertando come sia stato possibile e verificando ogni eventuale responsabilità, a qualunque livello, di chi fosse tenuto a prevenire una situazione di pericolo», afferma l’avvocato Gallo per conto del padre di Maria.
La richiesta di approfondire ogni pista
La famiglia non intende mettere in discussione ciò che gli investigatori hanno già accertato, ma chiede che nessuna pista venga considerata esaurita e che ogni elemento venga verificato fino in fondo. «Le informazioni finora emerse non consentono di considerare conclusa la ricostruzione dei fatti», sottolinea il legale. E ancora: «L’ipotesi di un gesto riconducibile a una presunta follia omicida non può esaurire ogni interrogativo né sostituire un accertamento puntuale».
Le altre persone ferite e l’assenza di complici
Nella sparatoria sono rimaste ferite altre cinque persone, due delle quali risultano ancora ricoverate. Gli investigatori svizzeri ritengono che l’uomo abbia agito da solo e non vi sarebbero elementi che facciano pensare alla presenza di complici. Il procuratore capo della Procura di Lenzburg-Aarau ha inoltre riferito che l’arrestato avrebbe dichiarato di soffrire da tempo di problemi di salute mentale. Per la polizia, l’episodio rientrerebbe nella categoria di un atto di violenza incontrollata.
La domanda centrale della famiglia
Ma per la famiglia Spinelli resta una domanda fondamentale: come è stato possibile che un uomo con quei problemi potesse avere legalmente a disposizione un arsenale di questo tipo? «Fino a quando tutti gli aspetti della vicenda non saranno chiariti, è necessario mantenere prudenza e non formulare conclusioni», ribadisce l’avvocato Gallo. Una posizione che riflette il dolore e la determinazione di un padre che vuole sapere tutto quello che è accaduto alla figlia.
Chi era Maria Spinelli
Maria aveva 22 anni, era originaria di Città Sant’Angelo e aveva scelto di trasferirsi in Svizzera per cercare lavoro e costruirsi un futuro. Aveva frequentato l’istituto alberghiero e lavorava come barista. Viveva a Oftringen, a circa quindici minuti da Aarau. Nel quartiere la ricordano come una ragazza gentile, educata, sempre pronta a salutare e a fermarsi a parlare con le persone.
Una vita spezzata e una famiglia distrutta
Una vita giovane, interrotta da un proiettile sparato durante una festa. Una morte che oggi lascia una famiglia distrutta e molti interrogativi ancora aperti.
Il desiderio del padre: riportare Maria a casa
Elvis vuole riportare sua figlia a casa. E chiede che Maria, «in quanto figlia dell’Italia», non venga lasciata sola nemmeno nel suo ultimo viaggio. «L’Italia le deve essere vicina ed accoglierla definitivamente a casa con gli onori e la dignità che le spettano», conclude l’avvocato Bruno Gallo. Per il padre di Maria, dunque, la vicenda non può finire con una confessione. Prima di chiudere questa storia servono risposte. A tutte le domande.