Le indagini
L'assassino di Maria Spinelli al rave in Svizzera ha confessato: è un ex militare - Le sue parole agli inquirenti
di Redazione cronaca

PESCARA. «Voglio che Maria venga raccontata per quella che è, non per quella che era». È questa la richiesta dell’amica Swami Del Colle, una delle persone più vicine a Maria Spinelli, la 22enne residente a Città Sant’Angelo, morta nella sparatoria avvenuta ad Aarau, in Svizzera.
E per raccontare Maria bisogna partire da qui: dalla sua voglia di vivere, di ricominciare, di prendere tutto quello che la vita poteva offrirle e, nello stesso tempo, dalla sua naturale capacità di esserci per gli altri. «Maria aveva voglia di prendere a morsi la vita», racconta Swami.
Una voglia che aveva accompagnato la giovane negli ultimi anni, soprattutto dopo aver attraversato momenti difficili. Maria non si era lasciata fermare dalle delusioni e aveva scelto di reagire, lavorare su se stessa e guardare avanti.
Proprio due giorni prima della tragedia le due amiche si erano sentite. Maria le aveva raccontato di stare bene in Svizzera, dove si era trasferita da circa un mese per lavorare come cameriera. «Mi aveva detto che si trovava bene e che le sarebbe piaciuto sistemarsi lì».
Anche il lavoro stava andando bene: «Mi aveva detto che la trattavano molto bene e che si era subito integrata». Non era partita per seguire un ragazzo. Maria viveva a Oftringen, a pochi chilometri da Aarau, condividendo la casa con un loro amico. Era partita per lavorare, rendersi indipendente e provare a dare una svolta alla propria vita. Dopo una serie di lavori, aveva finalmente trovato un’occasione che sentiva più vicina al suo percorso e agli studi che aveva portato a termine. Aveva frequentato l’Istituto di Istruzione Superiore Adone Zoli di Atri, indirizzo alberghiero. E proprio nell’ultima telefonata aveva parlato con orgoglio di quel diploma conquistato dopo tanti sacrifici: «Finalmente questo diploma dell’alberghiero che mi sono tanto sudato. Qui in Svizzera capisco quanto vale lo studio».
Lo studio, per Maria, era stato anche una conquista personale. «A me la mia amica ha riportato a continuare gli studi e a terminarli», racconta Swami, ricordando come Maria l’avesse incoraggiata in un momento difficile. Perché aiutare gli altri era una parte fondamentale del suo carattere.
«Io stavo passando un periodo buio e lei mi stava dando una mano per tirarmi su». Maria conosceva la sofferenza e forse proprio per questo aveva imparato a riconoscerla negli altri. La musica e il ballo erano invece una passione che Maria aveva fin da bambina. Non erano qualcosa arrivato soltanto negli ultimi anni: tutto era iniziato con la ginnastica artistica, che aveva praticato da giovanissima e che aveva contribuito a far nascere in lei l’amore per la musica, il movimento e il ballo. Con il tempo quella passione era cresciuta fino a portarla a seguire diversi eventi e serate di musica techno. Ma anche durante le feste Maria rimaneva Maria. Se vedeva qualcuno in difficoltà, non riusciva a ignorarlo. «Se vedeva una ragazza che stava male perché aveva bevuto troppo, smetteva di divertirsi e la soccorreva».
Era questo il suo modo di essere: divertirsi, stare insieme agli altri, ma senza perdere mai di vista chi aveva bisogno. Forse il suo modo di vedere la vita è racchiuso in uno degli ultimi messaggi che aveva scritto. Parole che oggi, dopo quello che è accaduto, assumono un significato ancora più profondo: «Dopo anni di sofferenze, ho lavorato tantissimo su me stessa».
Maria raccontava di aver imparato a scegliere le persone da avere accanto, a proteggere ciò che aveva costruito e soprattutto a non permettere agli altri di decidere chi dovesse essere.
«So chi sono, so i miei valori e i miei principi». E poi l’invito a chi, come lei, si fosse trovato dentro un periodo difficile: «Non permettete mai a nessuno di dirvi cosa fare, di definirvi. Siete ciò che siete. Siete la vostra forza».
Era un messaggio di forza, ma anche di speranza: «Se vogliamo cambiare la nostra vita, anche dopo un tunnel buio, possiamo farlo. Io ho deciso di riprendermi». E ancora: «Bisogna aggrapparsi a sé stessi, dire: “Io voglio una vita migliore”».
Infine, quello che sembra quasi un testamento alla vita che Maria voleva costruire: «Inseguite i vostri sogni, non smettete mai di sognare, anche nel momento più buio della vostra vita. Sognate, perché il sognare è ciò che ci rende vivi e liberi».

È questa la Maria che Swami vuole lasciare agli altri. Non soltanto la ragazza di 22 anni vittima di una sparatoria, ma una giovane che aveva conosciuto le difficoltà, aveva lavorato su se stessa, aveva finito gli studi, era partita per la Svizzera e cercava il proprio posto nel mondo. «Maria era una ragazza meravigliosa. Portava energia positiva, la classica ragazza genuina, pronta ad aiutare i più deboli». E poi quelle parole che forse racchiudono tutto: «Abbiamo perso un angelo».
Maria aveva voglia di prendere tutto dalla vita. Voleva lavorare, sistemarsi, continuare a sognare. E soprattutto voleva vivere. È così che la sua amica chiede che venga ricordata: non per il modo in cui è morta, ma per il modo in cui aveva scelto di vivere.