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La guerra

Emergenza voli nel Golfo Persico: rincari e rientri rocamboleschi per i cittadini abruzzesi

Escalation militare e droni bloccano migliaia di passeggeri in Medio Oriente

Emergenza voli nel Golfo Persico: rincari e rientri rocamboleschi per i cittadini abruzzesi
di Luca Di Renzo
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CHIETI. L’improvvisa escalation nel Golfo Persico ha trasformato gli aeroporti della regione in zone di altissima tensione, paralizzando il traffico aereo internazionale. Le cronache recenti riportano episodi drammatici, come la caduta di droni sulle piste di rullaggio che ha causato il ferimento di quattro persone, costringendo molti velivoli a restare bloccati a terra per ore.

La situazione è particolarmente critica per i connazionali italiani, molti dei quali stanno tentando rientri disperati mentre altri restano intrappolati a causa della cancellazione sistematica dei collegamenti operati dalle principali compagnie aeree.

​Il conflitto sta colpendo duramente non solo il turismo e l’imprenditoria locale, ma l’intero asse dei trasporti tra il Sud-est asiatico e l’Europa. Si registrano casi limite, come quello di alcuni cittadini abruzzesi bloccati in Australia a cui sono stati richiesti fino a 30.000 dollari per un singolo biglietto verso Malpensa. La saturazione dei voli disponibili e il rincaro dei carburanti hanno reso i prezzi inaccessibili per la maggior parte dei viaggiatori.

​Le autorità locali e gli analisti di geopolitica confermano che l'offensiva, inizialmente mirata a basi militari e obiettivi strategici, sta ora coinvolgendo aree civili e infrastrutture finanziarie. Un drone ha colpito un building della Citibank, spingendo all'evacuazione immediata degli uffici e alimentando il clima di insicurezza globale.

Con lo spazio aereo parzialmente chiuso e la minaccia costante di nuovi attacchi su larga scala, nessun luogo nell'area può più essere considerato protetto, lasciando migliaia di persone in attesa di un corridoio umanitario o di una de-escalation che appare ancora lontana.