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di Paolo Renzetti

PESCARA. «Andrea non si è suicidato: siamo di fronte a un omicidio con messinscena». È quanto sostengono i genitori di Andrea Costantini, il 38enne trovato morto il 15 settembre scorso nella cella frigorifera di un supermercato di Termoli (Campobasso) dove lavorava come macellaio.
In un comunicato diffuso oggi, l'avvocato Piero Lorusso, legale della famiglia, parla per esplicitamente di «omicidio con staging», richiamando una serie di elementi che, secondo la difesa dei genitori, sarebbero incompatibili con un gesto volontario: la posizione del coltello, i due colpi al torace inferti attraverso i vestiti, l'assenza di ferite di saggio, l'ordine perfetto della postazione di lavoro e le zone cieche del sistema di videosorveglianza.
La famiglia chiede alla Procura di indagare anche su un «buco temporale» di alcune ore tra l'ultima attività registrata e il ritrovamento del corpo, oltre che su presunte chiamate non presenti nei tabulati. «Siamo di fronte a un caso che sfida ogni logica scientifica e investigativa. Definire Andrea un suicida significa ignorare che le statistiche mediche e i protocolli forensi, da Hans Gross in poi, classificano questo scenario come un 'unicum' praticamente inesistente in letteratura: due fendenti profondi al cuore, sferrati attraverso i vestiti, in una cella frigorifera», afferma Lorusso. «La cella frigorifera non è stata il luogo di una scelta tragica, ma uno strumento per alterare la temperatura corporea e rendere incerta l'ora del decesso, favorendo chi ha agito nell'ombra. Le contraddizioni sulla posizione dell'arma e il banco di lavoro 'miracolosamente' in ordine sono la firma di un delitto imperfetto tentato di coprire con una messinscena frettolosa». E ancora: «La famiglia Costantini non accetta una verità di comodo. Chiediamo che si indaghi sul 'buco temporale' di tre ore e mezza tra l'ultima presunta attività di Andrea e il suo ritrovamento, e che si faccia piena luce sulle chiamate 'fantasma' che non appaiono nei tabulati ma che i testimoni dichiarano di aver effettuato. La riapertura del caso per omicidio è l'unico atto di giustizia possibile di fronte a crepe così evidenti nella ricostruzione dei fatti».
Il caso era stato inizialmente ricondotto all'ipotesi del suicidio, ma è stato riaperto dopo le richieste dei familiari. Il 14 gennaio scorso, dopo la riesumazione della salma dal cimitero di Penne, è stata eseguita una nuova autopsia all'ospedale di Pescara, durata circa tre ore e videoregistrata su disposizione del GIP. Il medico legale ha effettuato prelievi per esami tossicologici, istologici e Dna; gli esiti sono attesi entro 90 giorni. Alla procedura hanno assistito entrambe le parti, compresa l'avvocata Paola Cecchi, che tutela l'ex compagna dell'uomo, la quale ha ribadito la piena collaborazione agli accertamenti e l'invito a «lasciare parlare la scienza», chiedendo rispetto per il figlio minore. Al momento l'inchiesta resta nella fase degli accertamenti tecnici.