Cultura
L'Aquila, la Fondazione Carispaq promuove “Storia e Cultura": incontro con Giordano Bruno Guerri e Paolo Mieli
di Redazione L'Aquila

L'AQUILA. Gli avvocati Marco Femminella e Danila Solinas, legali della cosiddetta "famiglia del bosco", hanno presentato oggi, 21 aprile 2026, un ricorso formale al Tribunale dei minorenni dell'Aquila per chiedere il ricongiungimento familiare dei tre figli della coppia anglo-australiana.
La notizia giunge a cinque mesi dalla sospensione della responsabilità genitoriale e dal trasferimento dei minori in una struttura protetta. Secondo la difesa, le figure istituzionali incaricate del caso avrebbero ignorato le perizie psichiatriche favorevoli ai genitori, agendo sulla base di un preconcetto ideologico che avrebbe ostacolato l'accertamento della verità.
Le prove della "buona volontà": casa, scuola e vaccini
Nel documento di tredici pagine depositato oggi, i legali evidenziano come la coppia abbia ottemperato a tutte le richieste avanzate dai giudici per dimostrare la propria idoneità. Tra gli allegati figurano il contratto di comodato d'uso per un’abitazione messa a disposizione dal comune di Palmoli, i documenti relativi all'iscrizione al doposcuola e il programma didattico concordato con l'istituto scolastico.
La difesa sottolinea inoltre che la famiglia ha regolarmente completato il ciclo vaccinale dei bambini, risolvendo uno dei punti di maggiore attrito sollevati nelle precedenti fasi del procedimento. Questa documentazione punta a dimostrare una flessibilità totale dei genitori nel conformarsi ai parametri sociali e sanitari richiesti dal Tribunale.
Accuse di falso e "ostruzionismo" contro i curatori
Il ricorso contiene un attacco frontale all'operato della curatrice e della tutrice dei minori. Femminella e Solinas denunciano una "vuota difesa ostruzionistica", accusando le professioniste di aver riportato il falso nelle loro relazioni tecniche.
Nello specifico, i legali segnalano come nelle memorie depositate venga sistematicamente omesso il trauma vissuto dai bambini durante il distacco forzato del 6 marzo scorso, preferendo enfatizzare una presunta "natura ostativa" della madre. "Il fatto che non si citi il rilievo della diagnosi dei neuropsichiatri allarma – scrivono i legali – perché induce al sospetto che il pregiudizio prevalga sulla tutela dei minori".
Il libro di Catherine e la tutela della privacy
Infine, il ricorso chiarisce la posizione riguardante il libro di prossima pubblicazione scritto da Catherine, la madre dei tre bambini. I legali hanno puntualizzato che il volume non contiene riferimenti alla vita privata dei figli né alla complessa vicenda processuale in itinere.
Secondo la difesa, l'ipotesi che il libro potesse danneggiare i minori è priva di fondamento, poiché la narrazione si terrebbe ben distante dalle dinamiche legali attualmente al vaglio del Tribunale dei minorenni. La richiesta di ricongiungimento mira ora a riportare i piccoli nella nuova casa di Palmoli, ponendo fine a un allontanamento che dura ormai da quasi mezzo anno.