Lutto
L'Aquila, è morto il dottor Gian Paolo De Rubeis
di Redazione L'Aquila

L’AQUILA – «Sulla richiesta di accoglimento dell’istanza c’è stato il sì della Asl e il parere negativo dell’operatore dell’Unione dei Comuni. Si è deciso quindi di approfondire la richiesta in una riunione già fissata per i prossimi giorni»
Lo precisa la direzione della Asl1, L'Aquila-Avezzano-Sulmona, in merito all’articolo del 23 aprile scorso, pubblicato dagli organi di stampa, riguardante l’esclusione di un ragazzo dai fondi di sostegno per autismo di un progetto regionale.
«L’organo di valutazione della Asl1 - precisa la direzione aziendale - aveva accettato l’istanza, successivamente inoltrata all’Unione dei Comuni per l’esame di propria competenza e riguardante l’aspetto sociale. Lo psicologo dell’Unione, non avendo riscontrato la capacità di autodeterminazione del paziente, che era requisito necessario per l’accoglimento, aveva espresso parere negativo e la richiesta era stata respinta».
La Asl1 conclude: «Al fine di esaminare più a fondo l’istanza, ai primi di maggio è stata fissata un’ulteriore riunione in modo da definire meglio tutti gli aspetti per dare una risposta all’interessato».
Il caso era stato portato alla luce da Autismo Abruzzo Onlus di un ragazzo autistico con disabilità al 100% al cui «è stato negato l’accesso alla misura regionale “Vita Indipendente” con una motivazione tanto lapidaria quanto allarmante: “escluso per patologia”».
Per Abruzzo Autismo Onlus, «Escludere una persona “per patologia” significa tradire lo spirito stesso della misura e ignorare completamente l’evoluzione normativa e culturale in materia di disabilità. Le recenti circolari regionali, infatti, hanno chiaramente aperto alla possibilità di costruire progetti articolati, anche attraverso il coinvolgimento di cooperative e associazioni, proprio per rispondere in maniera flessibile e adeguata ai diversi bisogni. Escludere una persona “per patologia” significa tradire lo spirito stesso della misura e ignorare completamente l’evoluzione normativa e culturale in materia di disabilità. Le recenti circolari regionali, infatti, hanno chiaramente aperto alla possibilità di costruire progetti articolati, anche attraverso il coinvolgimento di cooperative e associazioni, proprio per rispondere in maniera flessibile e adeguata ai diversi bisogni. Quanto accaduto solleva seri interrogativi sull’operato dell’Unità di Valutazione Multidimensionale, Uvm, del distretto sanitario competente. Una valutazione che appare sommaria, non individualizzata e, soprattutto, fondata su un presupposto discriminatorio. Non è accettabile che, nel 2026, si continui a escludere una persona da un finanziamento pubblico sulla base della sua condizione».