Tradizione
In nome di “Fossaceca”: la denominazione preunitaria unisce tre Comuni d’Abruzzo, Molise e Campania
di Andrea Rapino

CHIETI. 17 persone indagate, tra cui un trasportatore di Chieti: questi i numeri di un’organizzazione criminale, smantellata, dedita al furto, riciclaggio e traffico illecito di mezzi da cantiere. Le indagini, partite nel marzo 2025, sono state condotte dalla polizia stradale dell’Emilia-Romagna, con ramificazioni internazionali verso Libia e Arabia Saudita. L'organizzazione era stata messa in piedi per sottrarre macchinari a imprese specializzate, alterarne i dati identificativi e rivenderli all’estero come mezzi puliti.
I dettagli
L’inchiesta, denominata “operazione Benna”, è stata condotta dalla squadra di polizia giudiziaria della polizia stradale dell’Emilia-Romagna. Complessivamente sono 17 gli indagati, accusati a vario titolo di appropriazione indebita, furto, ricettazione e riciclaggio di veicoli industriali, oltre a falso documentale, materiale e ideologico.
Per sei persone sono stati disposti gli arresti domiciliari. Uno degli indagati, ritenuto il responsabile della modifica dei mezzi e residente a Roma, è stato successivamente trasferito in carcere dopo aver violato la misura cautelare.
Un business da oltre 1,8 milioni di euro
Nel corso dell’operazione sono stati sequestrati 12 mezzi d’opera, due semirimorchi, due autocarri e tre automobili per un valore complessivo superiore a 1,8 milioni di euro. Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, il gruppo criminale noleggiava escavatori, sollevatori telescopici e altri macchinari da imprese specializzate, simulandone l’utilizzo nei cantieri.
Il modus operandi dell’organizzazione
Successivamente, i dispositivi Gps venivano disattivati e i mezzi trasferiti in capannoni dove venivano riverniciati, privati delle targhette identificative e dotati di documentazione falsa prima di essere spediti in Libia e Arabia Saudita, dove erano già presenti gli acquirenti. Le indagini sono partite nel marzo 2025 dopo il sequestro di due mezzi nel porto di Ravenna. I macchinari, noleggiati da una ditta vicentina per un cantiere nel Modenese, erano stati individuati grazie alla segnalazione della società proprietaria dopo la disattivazione del sistema di localizzazione satellitare.