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Il caso

Lanciano, residenze fittizie: l’inchiesta sul “sistema” sudamericano approda in aula

Associazione a delinquere, falso e corruzione: queste le accuse principali. L’udienza preliminare è stata aggiornata al prossimo 18 maggio

(foto di repertorio)
(foto di repertorio)
di Luca Di Renzo
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LANCIANO. ​Di scena al Tribunale di Lanciano, l’udienza preliminare riguardante il presunto scandalo delle residenze fittizie in Val di Sangro ha segnato un nuovo punto di arresto, con il rinvio formale al 18 maggio. Al centro del procedimento penale si staglia quello che la Procura definisce un vero e proprio sistema collaudato, volto a manipolare le procedure amministrative per l’ottenimento della cittadinanza e di altri benefici legali.

​Le accuse mosse dagli inquirenti sono pesanti: associazione a delinquere, falso e corruzione. Secondo la tesi accusatoria, l’organizzazione avrebbe garantito la produzione di falsi certificati di residenza, permettendo a numerosi soggetti di figurare come domiciliati in comuni del territorio sangrino senza mai avervi effettivamente soggiornato.

​L’inchiesta punta i riflettori su due distinti gruppi di sudamericani, ritenuti i presunti gestori di questo mercato illecito. Tuttavia, la difesa respinge con fermezza la ricostruzione della Procura. L’avvocato Roberto Crognale, legale di alcuni degli imputati, ha tenuto a precisare che l’attività svolta dai suoi assistiti rientrava in un normale schema di intermediazione operato regolarmente attraverso un’agenzia di servizi.

​La prossima tappa giudiziaria di maggio sarà decisiva per stabilire se le prove raccolte siano sufficienti a sostenere un dibattimento processuale o se la tesi della difesa troverà ulteriore spazio di manovra.