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Il commento

La casa nel bosco a Chieti: la famiglia felice di ieri e di oggi

Giustissimo tutelare i minori, farli crescere nel miglior modo possibile ma siamo sicuri che questo sia metterli davanti a un telefono per guardare i cartoni, solo per farli mangiare?

I due genitori
I due genitori
di Alfredo Giovannozzi
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CHIETI. La vicenda della famiglia di Palmoli, quella tanto per intenderci che vive nel bosco in provincia di Chieti, ci racconta di una situazione che oggi sembra paradossale. Pensare di vivere a contatto con la natura, senza i confort di una normale abitazione dei giorni nostri e senza contatti sfrenati con il mondo esterno, soprattutto la scuola, le relazioni interpersonali, la comunicazione e i social, sembra qualcosa di incredibile. Tanto da portare all’allontanamento di tre bambini dai genitori.

Eppure, se solo ci guardassimo indietro di qualche decennio, soprattutto i “millennial”, scopriremmo che quello stile di vita non è poi così lontano dalla nostra civiltà. Una grande industria di giocattoli, la Mattel, nella prima metà degli anni 70, per contrastare quello che veniva definito in una fortunata pubblicità “il logorio della vita moderna”, immise sul mercato un nuovo giocattolo: la famiglia felice. Tre bambole: papà, mamma e figlioletto in fasce che vivevano, pensate un po’, in un bosco. Avevano un cavallo, altri animali ed erano vestiti così come lo sono oggi Nathan, Catherine e i loro tre figli. La loro casa? Identica a quella di Palmoli.

Fu un successo clamoroso, tanto è vero che la stessa azienda americana decise di rinforzare immettendo in seguito sul mercato: i nonni, una figlia e, anticipando tutti i tempi, anche una famiglia felice nera. Insomma la Palmoli degli anni 70. Non fu uno scandalo, anzi. La società di allora era molto diversa da quella attuale ma molti di coloro che ci sono oggi e c’erano ieri dimenticano cose che, fino agli anni 80 avanzati, erano normali e oggi non lo sono più. Il bagno in casa, ad esempio.

Bastava andare nelle abitazioni in campagna per vedere che era all’esterno. Così come anche l’acqua corrente che non era in tutte le case. Per non parlare dell’educazione scolastica. In Italia, nelle frazioni e nei centri più piccoli, le elementari hanno meno di un secolo di vita. L’istruzione, prima degli anni 30, non era per tutti.

Oggi tutto questo ci sembra strano eppure è la nostra storia recente. Cosa avrebbero dovuto fare i servizi sociali e i giudici fino a metà degli anni 80? Seguendo le direttive di oggi riempire le case famiglia e svuotare le case delle famiglie. Giustissimo tutelare i minori, farli crescere nel miglior modo possibile ma siamo sicuri che questo sia metterli davanti a un telefono per guardare i cartoni, solo per farli mangiare?