Il caso
Morta nelle campagne di Francavilla dopo la scomparsa da un autogrill: il compagno di Maria Ionescu sentito per 5 ore - I punti da chiarire
di Tito Di Persio, Giancarlo Falconi

PALMOLI. Sul caso della famiglia nel bosco arriva una dichiarazione della presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, secondo la quale vanno riviste le regole di allontanamento dei minori.
«La questione è questa secondo me: io penso che quando si tolgono dei bambini ai genitori si debba avere la certezza che quei bambini stanno meglio lontani dai loro genitori piuttosto che con i loro genitori - le sue parole in occasione della conferenza stampa di inizio anno nell’Aula dei gruppi parlamentari della Camera -. Cioè, penso che il caso dei bambini che vengono sottratti alle famiglie siano dei casi che dovrebbero essere nel nostro ordinamento molto estremi, casi di pericolo, casi di rischi per l'incolumità, perché se la questione diventa morale, signori, abbiamo un problema. Se la questione diventa ideologica, penso che abbiamo un problema».
E ha aggiunto «Se la questione diventa stabilire quale è giusto il contesto di educazione, allora qualcuno mi deve spiegare perché dei bambini non possono crescere in un bosco, ma possono crescere in un campo rom, in una baraccopoli e possono essere mandati a chiedere l'elemosina», aggiunge la premier spiegando che l’ordinamento italiano «storicamente di fronte a una famiglia in difficoltà lavora per aiutare la famiglia in difficoltà, non per aggiungere anche il trauma della separazione di fronte alla difficoltà. E io credo che quello sia il modo giusto di procedere. Il nostro ordinamento lavora così, però questo fenomeno, a mio avviso, potrebbe essere un po' sfuggito di mano» e questa è «la ragione per la quale ho chiesto a Nordio di mandare un'ispezione quando abbiamo avuto la notizia, ma ho anche chiesto al ministro di avere un quadro complessivo su quanti siano i casi di minori sottratti alle famiglie in Italia».
«La cosa incredibile – ha concluso Giorgia Meloni – è che non esiste un monitoraggio. Tant'è che noi abbiamo una proposta di legge di iniziativa del governo che sta in Parlamento e che istituisce fondamentalmente due registri su questo tema: uno presso ogni tribunale e uno presso la presidenza del Consiglio, perché si possa avere un quadro complessivo di quanti sono questi casi e di come sta andando nel nostro ordinamento, anche per decidere se sia il caso di intervenire su un piano legislativo. Però credo che sia arrivato il momento su questa questione di studiarla un po' più a fondo. Il governo ha messo in campo gli strumenti che sono propedeutici a farlo con il monitoraggio, ma non escludo che in futuro possa essere necessario un intervento».