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di Luca Di Renzo

CHIETI. La Giunta esecutiva centrale dell'associazione Nazionale Magistrati ha espresso ierì, 18 maggio, una forte preoccupazione per le modalità invasive con cui sta proseguendo l'ispezione ordinata dal Ministero della Giustizia al Tribunale per i minorenni dell'Aquila, in merito alle possibili violazioni del principio costituzionale di autonomia e indipendenza della giurisdizione durante le verifiche sul delicato procedimento giudiziario legato alla famiglia anglo-australiana.
La denuncia dell'Anm
La nota diffusa dal sindacato delle toghe solleva interrogativi di rilievo costituzionale sul corretto bilanciamento tra i poteri ispettivi del dicastero di Via Arenula e l'autonomia dei magistrati ordinari.
«Si tratta di profili che meritano attenta verifica nelle sedi competenti», dichiara apertamente la Giunta esecutiva dell'Anm, aggiungendo che «tali dinamiche impongono già ora di ribadire un principio cardine: l'indipendenza della giurisdizione costituisce una garanzia inviolabile per tutti i cittadini e non può in alcun modo essere esposta a forme, anche solo potenziali, di interferenza esterna».
Il quesito urgente della Presidente Nicoletta Orlandi al Csm
Ad accendere i riflettori sulla vicenda è stata l'iniziativa formale intrapresa da Nicoletta Orlandi, presidente del Tribunale dell'Aquila, la quale ha formalizzato un quesito con massima urgenza indirizzato al Consiglio Superiore della Magistratura.
Nel documento inviato a Palazzo dei Marescialli, la presidente Orlandi chiede di appurare se la tipologia di ispezione condotta dai tecnici ministeriali rispetti i canoni di legittimità o se, al contrario, si stia rivelando eccessivamente invasiva e potenzialmente dannosa per la serenità del giudizio e l'autonomia dell'organo giudicante.
Secondo quanto trapelato e denunciato nella relazione, gli ispettori inviati dal Ministero della Giustizia avrebbero avanzato richieste specifiche volte a monitorare in tempo reale l'andamento del procedimento in corso e il contenuto dei successivi provvedimenti che i magistrati si accingono ad adottare sulla vicenda della famiglia anglo-australiana.
Tra le richieste contestate vi sarebbe anche l'acquisizione diretta di atti istruttori coperti da segreto o comunque interni alla fase di formazione della decisione giudiziaria. Una condotta che l'Anm reputa oltremodo anomala e che ha spinto la giunta ad auspicare un »tempestivo chiarimento da parte del Csm«, organo di autogoverno già formalmente investito della questione e chiamato a tutelare le prerogative costituzionali della magistratura aquilana.