Tradizione
In nome di “Fossaceca”: la denominazione preunitaria unisce tre Comuni d’Abruzzo, Molise e Campania
di Andrea Rapino

CHIETI. A Chieti, da tempo lontano, a causa di un grave dissesto idrogeologico, si registra una preoccupante deformazione di mezzo grado negli edifici situati nella zona rossa, portando al momento a 160 famiglie sfollate. L’emergenza, che vede impegnati in un lavoro sinergico la Protezione Civile regionale, il Comune di Chieti e l’Università D’Annunzio, è monitorata costantemente tramite sensori in tempo reale installati sulle strutture, con il timore che il numero degli evacuati possa crescere ulteriormente nei prossimi giorni per motivi di sicurezza.
La situazione, già oggetto di studi fin dagli anni ’90 con il piano promosso dall’allora presidente regionale Giovanni Pace e con il contributo del geologo Nicola Sciarra, appare oggi, particolarmente complessa. L’area resta attiva e il monitoraggio elettronico, laddove permesso, evidenzia lo stato critico dei palazzi. Tra le soluzioni al vaglio figura la demolizione degli edifici compromessi. Questa operazione, oltre a rispondere all’esigenza primaria di tutela dell’incolumità pubblica, permetterebbe alla collina di "respirare".
La rimozione di carichi notevoli sulla superficie del terreno favorirebbe, secondo gli esperti, una stabilizzazione del suolo e un necessario recupero ambientale attraverso l'incremento di aree verdi. Sono già quattro gli edifici destinati all’abbattimento imminente, un primo passo per cercare di mitigare gli effetti di un fenomeno che continua a mettere a dura prova la tenuta del territorio teatino.