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La tragedia

Crollo ponte sul Trigno, l'appello disperato del fratello: "Domenico è ancora lì sotto, non cercate in mare"

A tre settimane dal cedimento della struttura tra Molise e Abruzzo, Alessandro Racanati chiede di intensificare le ricerche sotto le macerie della campata. "La sua auto non può essere sparita nel nulla".

Crollo ponte sul Trigno, l'appello disperato del fratello: "Domenico è ancora lì sotto, non cercate in mare"
di Luca Di Renzo
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MONTENERO DI BISACCIA. Sono passati ventiquattro giorni dal 2 aprile, il giorno in cui il ponte sul fiume Trigno è crollato, trascinando con sé, secondo la straziante certezza dei familiari, la vita di Domenico Racanati. L’uomo, 53 anni di Bisceglie, era diretto a Ortona a bordo della sua Fiat Bravo color champagne quando la comunicazione telefonica con la moglie si è interrotta bruscamente. Da quel momento, di lui e della sua vettura non si è saputo più nulla, se non il ritrovamento della targa del veicolo avvenuto poche ore dopo il disastro.

Oggi, 26 aprile, attraverso un video diffuso sui social, il fratello Alessandro Racanati lancia un appello accorato e colmo di dolore alle autorità e ai soccorritori. "Mio fratello è sotto quel ponte, sia lui che la sua macchina", afferma con forza nel filmato, contestando l'attuale strategia delle operazioni. Secondo Alessandro, le ricerche si starebbero concentrando eccessivamente in mare, a circa due chilometri di distanza dalla foce: "Un'auto è un mezzo pesante, non un galleggiante; è impossibile che sia arrivata fin lì".

L'appello è supportato anche dal parere tecnico del perito Stefano Moretti, che nel video analizza la dinamica del crollo ipotizzando che la vettura sia rimasta intrappolata tra i detriti e i piloni della campata ceduta. La famiglia chiede dunque alla Procura e ai Vigili del Fuoco di cambiare area d'intervento, focalizzandosi esclusivamente sulla zona del crollo per restituire il corpo di Domenico ai suoi cari. "Merita una degna sepoltura", conclude il fratello, dando voce allo strazio di una moglie e due figlie che da venti giorni vivono in un limbo insopportabile.

Mentre le indagini per crollo colposo e omicidio colposo proseguono, il caso è arrivato anche in Senato, dove si è discusso della sicurezza delle infrastrutture colpite dal maltempo. Ma per la famiglia Racanati, l'unica priorità resta quella di scavare tra le macerie del Trigno per trovare la verità che, dicono, "non può restare sepolta sotto il fango".